In questi ultimi giorni nei boschi delle montagne piemontesi (in particolare Val di Susa) si sono sviluppati violenti incendi che, a causa della siccità e del vento, si faticano a contenere. Il fumo che si alza dai boschi è visibile per chilometri e stamattina la cenere è arrivata persino nel capoluogo Torino e alcune zone della prima cintura.

La situazione è grave, le fiamme sono ormai vicine ai centri abitati e si stanno sgomberando intere borgate. In queste ore bisogna fare un plauso ai pompieri, protezione civile, forze dell’ordine e anche a tutti i volontari che stanno operando in una situazione davvero difficile.

Poi ci sono i social.

In un momento così complicato (e pure tragico in alcune situazioni) è davvero necessario fare i pagliacci? Capisco che l’uscita al cinema di “It” invogli, ma bisogna essere cretini per forza? Mi riferisco a tutti quelli che stanno inondando i vari feed di notizie false, foto ritoccate, allarmi inutili e piagnistei. Capisco che gli incendi abbiano distolto l’attenzione dai vostri selfie e ne patiate, ma è davvero necessario? Quelli col pelo sullo stomaco mi diranno di sì. La pubblicità a se stessi, in occasioni del genere, raggiunge nuove vette.

Così tutti a pubblicare la foto del balcone di casa (anche se abitate a centinaia di chilometri), foto alla nebbia spacciandola per fumo (va bene usare i filtri e cambiare i colori ma se dite di essere in un posto e io sono lì negli stessi momenti, mi accorgo che non è la realtà), lamentarsi per l’aria irrespirabile (magari dopo aver acceso il camino con vecchi mobili o legno trattato), dare la colpa agli immigrati (che è sempre di moda).

Oppure buttarla in politica. Colpa di uno, colpa dell’altro.
La colpa è dei piromani sicuramente, delle organizzazioni criminali dietro (o vogliamo ancora credere alla favoletta dei pazzi armati con l’accendino) e di chi dei boschi non se ne cura. Proclamarsi amante dei boschi, green, fare qualche gita buona per le foto di Instagram e magari buttare i rifiuti in giro, è molto facile.

Poi però c’è ne laviamo le mani. La pulizia delle aree boschive è lasciata ai volontari (agli immigrati molto spesso) che fanno quello che possono. Nessuna prevenzione, nessun piano, nessuna idea. Io mi chiedo dove sono tutti quelli che parlavano della Val di Susa come di un gioiello curatissimo, un paradiso sulla Terra da non toccare mai. Semplice: davanti ad un pc.