Cucchi_2La vicenda di Stefano Cucchi non può lasciarti indifferente. Ti colpiscono le immagini, per la loro crudezza, e ti colpisce anche la sentenza, ancora più cruda.

Non sono in grado di ricostruire per intero l’iter che ha seguito il procedimento penale, i vari passaggi e le varie sentenze; però stamattina mi è capitato di leggere un documento ufficiale del Senato della Repubblica relativo a ciò che accadde a quel poveraccio. Il documento è la “Relazione conclusiva dell’ inchiesta sull’efficacia, l’efficienza  e l’appropriatezza delle cure prestate al signor Stefano Cucchi”, risalente a marzo 2010 , reperibile sul sito Senato.it (io l’ho trovata per caso sulla pagina Fb di un mio amico, che l’ha condiviso). Anche se la vicenda non sarà mai chiarita del tutto, il significato della sentenza di ieri lo è quanto basta.

Per questo non voglio fare riflessioni personali sulla vicenda.Voglio solo riportarvi alcune righe di questa Relazione, scritta da una Commissione Parlamentare d’ Inchiesta:

 Non è oggetto di indagine della Commissione stabilire chi abbia provocato i traumi lesivi al viso e alle vertebre, traumi che i consulenti tecnici della Commissione ritengono essere stati probabilmente inferti. Né compete alla Commissione indagare perché nessuno, né i medici del «Sandro Pertini», né gli operatori penitenziari, abbia ritenuto, durante i giorni del ricovero, di comunicare ai soggetti interessati — avvocato, familiare, volontario della comunità terapeutica — la richiesta di aiuto del detenuto. Né. ancora, spetta alla Commissione indagare sui motivi che hanno indotto tutti i medici coinvolti nella vicenda a non segnalare alla magistratura la presenza di lesioni di origine traumatica sul corpo del detenuto. Tuttavia, è certo che il signor Stefano Cucchi, dopo aver subito le lesioni traumatiche ed essere stato ricoverato nel reparto protetto dell’ospedale «Sandro Pertini» con una procedura del tutto anomala, chiede di parlare con i soggetti sopra citati, ma tale colloquio non avrà mai luogo. Inizia allora per protesta a rifiutare, almeno in parte, le cure mediche e l’assunzione di cibo e liquidi, rifiuto che lo porterà nel volgere di pochi giorni ai gravi squilibri idroelettrolitici responsabili della morte. Nessun medico, nella giornata antecedente al decesso, si è probabilmente reso conto che la situazione del paziente aveva ormai raggiunto un punto di non ritorno: così si spiega la mancanza di monitoraggio costante delle sue condizioni e l’omissione di informazioni esaustive circa la possibilità di un imminente evento avverso in assenza di efficace terapia endovenosa. La Commissione pertanto auspica che l’indagine penale in corso passa chiarire:

a) chi, ove si acceda all’ipotesi ritenuta probabile dai consulenti tecnici della Commissione, ha infetto le lesioni al signor Stefano Cucchi;

b) le ragioni di una procedura così anomala per il trasferimento presso la struttura protetta dell’ospedale «Sandro Pettini»;

c) chi ha la responsabilità di non aver dato corso alle richieste di colloquio formulate dal detenuto, lasciando così quest’ultimo in una condizione psicologica che ha certamente influito sul rifiuto di cure;

d) chi ha la responsabilità della mancata identificazione prima dell’exitus di una condizione clinica così grave da mettere a rischio la vita. 

Lette queste righe, che sono solo una parte del documento, mi sono venuti i brividi. Queste righe sono state scritte da Senatori in una relazione ufficiale ormai 4 anni fa. Ieri la sentenza d’appello ha stabilito che nessuno è colpevole per insufficienza di prove. Sono passati 4 anni. E chissà quanti ne passeranno ancora prima del finale definitivo. Il rischio è che questa fine ci trovi del tutto indifferenti.