ISA-studenti“Solo chi ha il respiro culturale che può essere offerto da buoni studi classici è aperto all’ideazione, all’intuizione di come andranno le cose quando oggi non lo si sa ancora. In altre parole, vorrei dire che chi ha fatto buoni studi classici, se non è forse capace di fare bene i mestieri esistenti, è più aperto ai mestieri di domani e forse capace di idearne alcuni”.

Così Umberto Eco sintetizza la sua eterna difesa a favore della figura del liceo classico. Ma come si sa, la sua non è che una considerazione da ex-studente, una posizione da regina nella continua scacchiera per la lotta pro o contro il liceo per eccellenza.

Ma ha davvero ragione? O il Nome della Rosa gli ha mandato in corto circuito le sinapsi già anni fa? Il dato certo è che le iscrizioni ai licei classici negli ultimi anni sono in caduta libera, spesso soppiantanti brutalmente dagli altri licei o dagli istituti professionali. Eppure il buon Eco gioca una carta che nessuno mai si sarebbe immaginato: quella del lavoro.

Una mossa scioccante, non c’è che dire. Nonostante proprio il liceo classico fosse da sempre stato considerato come il più grande dispensatore di teoria e di alcuna pratica, ora invece le parti si invertono. Il liceo classico ha un compito ancora più importante del lavoro stesso: contribuire a creare nuovi mestieri.images

Com’è possibile? Tra qualche anno saremo tutti venditori porta a porta dei dizionari di greco? Eppure, nonostante questa estrema difesa, il liceo classico è sempre più lasciato nell’angolo delle scelte. La sua mole di studio quasi disumana e i suoi ferrei e centenari metodi di insegnamento lo rendono un avversario temibile. Mettendosi nella testa di un fresco ragazzo appena uscito dalle scuole medie, tra la possibilità di trascorrere altri cinque anni sui banchi mantenendo comunque il divertimento e la spensieratezza della scuola secondaria di primo grado, oppure la possibilità di abbronzarsi tutto il giorno, tutti i giorni di un intero anno grazie alla luce della lampada che si riflette sulle pagine dei libri, la scelta penderà indiscutibilmente sulla prima opzione.

Esiste il detto “Un po’ devi soffrire se bello vuoi apparire” riguardo all’estetica, e lo stesso vale per il liceo classico riguardo alla formazione culturale. Checché se ne dica, è innegabile che nessuna scuola dia una preparazione teorica maggiore o uguale al liceo classico.

Dunque la domanda sorge spontanea: si tratta di evitare un’autoflagellazione della durata di cinque anni oppure è semplicemente pigrizia? Inutile ricordarvi quale sia la posizione di Umberto Eco. Ma ho invece piacere di ricordarvi che questa non è altro che una sua idea, seppur detta da uno dei sommi scranni della letteratura mondiale. E ciò apre il più libero dibattito tra noi comuni mortali: pro-classico o assolutamente contro?

Dall’alto della mia ignoranza, posso garantirvi che la manualità di uno studente della scuola incriminata è nella maggior parte dei casi pari a quella di un gasteropode, contrariamente a quella degli altri indirizzi. Eppure giunge subito in aiuto un mito ormai celebre, quello del discorso di Agrippa Menenio Lanato.school-class-401519_640

Per quei pochi che non lo dovessero conoscere, ecco una breve sintesi. Le mani, indiscusse padrone della praticità, sono stufe di vedere lo stomaco non fare nulla se non vivere tramite le loro fatiche. Queste decidono di scioperare ma così facendo scoprono che il compito dello stomaco è di dare energia alle mani affinché possano lavorare e completare il ciclo fornendogli energia.

Che sia così difficile riempirsi lo stomaco e muovere le mani contemporaneamente?