Nella dibattuta polemica messa in piedi da Fratelli d’Italia contro il Museo Egizio di Torino, ho deciso di affrontare l’argomento provando a seguire lo stesso ragionamento mentale proposto da Giorgia Meloni. Pur avendoci provato con tutte le mie forze, purtroppo non sono riuscita a portare a termine l’impresa.

Certo, essendo italiana, cresciuta con un’educazione cattolica, dovrei, secondo la Meloni, sentirmi profondamente discriminata dalla promozione “Fortunato chi parla arabo”, l’offerta 2X1 rivolta dal Museo Egizio ai cittadini che parlano la lingua araba.
Invece, proprio non ci riesco. Cari Fratelli d’Italia, provo a spiegarvi il perché.

In primis, la generalizzazione “cittadino di lingua araba = musulmano” è fondamentalmente errata. Come ha detto il Direttore del Museo Christian Greco, in Egitto ci sono circa 15 milioni di cristiani copti. Egiziani, che parlano la lingua araba e non professano la religione islamica. Ebbene sì, Fratelli d’Italia, esistono anche cristiani arabi. Come esistono occidentali musulmani. Sentite le vostre illusioni che vanno in frantumi? Ecco.

Secondo, la Costituzione italiana all’articolo 9 afferma “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura”. Il Museo Egizio si occupa proprio di questo e da quattro anni ci riesce in maniera esemplare. Il successo è merito anche della guida del Direttore Greco, uno dei classici “cervelli in fuga” tornati in Italia con la speranza di portare innovazione e competenze. Invece, secondo il partito della Meloni, un direttore del genere meriterebbe addirittura di “essere cacciato”, perché fa discriminazioni nei confronti dei suoi stessi connazionali.

Peccato (anzi, per fortuna) che non spetti al Governo nominare il direttore del Museo, bensì alla Fondazione Museo delle Antichità Egizie, in quanto organo del Ministero dei Beni Culturali avente legittimazione amministrativo-burocratica. Basterebbe informarsi.

Terzo e ultimo punto, la cultura è universale. O almeno, così dovrebbe essere, se questo valore fosse condiviso davvero universalmente, al di là dei colori politici. Come ha detto ricordato Greco, negli anni ’20 del Novecento il Metropolitan Museum di New York rispose al razzismo nei confronti degli immigrati italiani con una mostra dedicata a Leonardo da Vinci, fornita di cartelloni in lingua per avvicinare gli italiani alla loro stessa cultura. Il museo Egizio si ispira a questo modello, proponendo dal 2014 un’offerta della durata di tre mesi rivolta ai “nuovi italiani”, partendo dal presupposto che quello del Museo Egizio è un patrimonio museale che non appartiene alla cultura italiana e con “la precisa volontà di avvicinare questa ricchezza a coloro che in esso possono trovare radici, identità e orgoglio”.

Inoltre, il Museo Egizio propone offerte dirette a fasce diverse, come gli studenti, i genitori con bambini, le coppie a San Valentino e perfino i tifosi in occasione della Partita del Cuore.
Nell’Italia che si commuove quando a Sanremo Favino recita “là dove te ne vai sei sempre più straniero, sempre meno a casa tua”, c’è un’altra Italia, fatta delle stesse persone, che si indigna quando la cultura diventa strumento di accoglienza e cerca di far sentire a casa anche chi a casa non ci si sente ancora.

Per questo, cari Fratelli d’Italia, pur avendoci provato, non sono proprio riuscita a sentirmi discriminata dal Museo Egizio. Anzi, iniziative come quella proposta dovrebbero essere incentivate e promosse in maniera diffusa sul territorio nazionale, e non solo per tre mesi.

FOTO TRATTA DA Colorz by Spinoza