È successo: Papa Francesco ha aperto alle unioni civili.
Il Santo Padre, il principale esponente della Chiesa Cattolica ha detto che anche le persone omosessuali hanno diritto a crearsi una famiglia.
È successo, anche se in realtà era più che altro questione di chiedersi “quando” sarebbe successo.
Papa Francesco non é certo nuovo a uscite progressiste, a ideali che mirano a far cambiare rotta ad un’istituzione che ancora oggi è rimasta ancorata a valori e a ideologie vecchie e spesso retrograde.
“Stiamo al medioevo” diceva il Padre Pizarro di Guzzanti.
Ma in realtà Bergoglio non sta semplicemente cercando di spingere la Chiesa verso una nuova era, sta facendo molto di più e non solo per il mondo dei cattolici.

Qualche settimana fa nella sua enciclica Fratelli Tutti, la terza nei suoi otto anni di pontificato, il papa ha fatto qualcosa di estremamente importante: un vero discorso da leader rivoluzionario, da guida non solo spirituale, ma anche politica, schierandosi contro il dominio della finanza, il sistema capitalistico, la crescita delle disuguaglianze sociali e la creazione di barriere verso i poveri, gli emarginati e i migranti.
D’altro canto invece, ha messo al centro il nostro pianeta, la terra, la salvaguardia degli ecosistemi, la politica ambientale, i diritti umani, l’apertura verso il prossimo e, soprattutto, il lavoro, un tema che nel corso di decenni la nostra politica non é riuscita e non riesce a tutelare.

Ed é così che con queste sue parole Papa Francesco tira un enorme schiaffo in faccia (metaforicamente parlando) a tutti coloro che sfoggiano il rosario e augurano la morte in mare ai migranti, a quelli che si autoproclamano promotori della famiglia e difensori dei più deboli discriminando le minoranze.
E l’aspetto ancora più importante è che Bergoglio, intervistato riguardo al contenuto della sua enciclica, ha sostenuto di essere stato stimolato dall’imam Ahmad al Tayyeb, durante un incontro nel quale si sono sono reciprocamente ricordati che Dio “ha creato tutti gli esseri umani uguali nei diritti, nei doveri e nella dignità, e li ha chiamati a convivere come fratelli tra di loro’”.
Rileggete la frase qui sopra e pensate al fatto che a dirsela sono un leader cristiano e un leader islamico.

Nelle ultime settimane, e nelle ultime ore in particolare, Bergoglio ha messo tutti quanti a tacere, costringendoci a fare un esame di coscienza. E, soprattutto, in questo difficile periodo storico segnato da una mala politica, da amministrazioni violente, feroci che mirano a diffondere l’odio, Papa Francesco si sta sorprendentemente dimostrando l’unico esponente politico a cui guardare.

Tuttavia risulta paradossale che queste parole del Santo Padre risuonino come un qualcosa di rivoluzionario, perché in realtà non lo sono. Il Papa, infatti, sta solo ricordando una cosa molto semplice a tutti noi, cattolici e non: di essere delle brave persone, di essere come fratelli e di rispettare i diritti gli uni degli altri.
E forse le sue parole sono più che altro un “cazziatone” per essercelo dimenticati, per avere anteposto il nostro egoismo all’aiuto verso il prossimo. E per aver votato e sostenuto una classe politica che ha giocato e speculato su tutto ciò.

Il fatto che, al giorno d’oggi, queste parole non appaiano come banali e scontate dovrebbe farci riflettere sulla deriva che ha preso il nostro sistema sociale e su come negli anni e nei secoli abbiamo deciso di interpretare ogni cosa a nostro piacimento.
Perché, nel caso non ce lo ricordassimo, in un brano del Vangelo secondo Matteo, scritto qualche millennio fa, c’è un passo in cui Cristo spiega il “funzionamento” dell’ascesa al regno dei cieli e che recita così:
“Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai abbiamo fatto tutto ciò? Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me.”

Ecco, adesso cerchiamo di non dimenticarlo.