Vi racconterò una storia semplice. Può capitare che un ragazzo come tanti, un utente di Facebook con un vero profilo per intenderci, si senta un giorno particolarmente goliardico e decida di fare “lo scherzone”. Questo ragazzo pubblica la foto della sua fidanzata con la didascalia “Questa è Francesca Renzi, cugina di Matteo Renzi. Assunta come portaborse al Senato, guadagna 23 mila euro al mese! Se sei indignato anche tu, condividi!”.

Chissà se il ragazzo in questione avrebbe mai immaginato che la sua foto, pubblicata per scherzo, potesse essere condivisa ben oltre la cerchia dei suoi simpatici amici. Infatti, la foto è stata condivisa, dopo sei giorni, da ben 38.571 persone. Secondo i commenti, inoltre, neanche la ragazza soggetta nella foto se la passa troppo bene, dal momento che viene ora additata dai suoi stessi compaesani.

Da utente che, dopo quasi 10 anni spesi su Facebook, ha sviluppato un occhio abbastanza clinico, ovviamente mi accorgo subito che si tratta di una notizia falsa, costruita in maniera anche banale. Ne avrò viste centinaia moltiplicarsi nel corso degli ultimi anni e aumentare in maniera esponenziale nel corso della campagna elettorale. Per fortuna, leggo, mi faccio delle domande, controllo la fonte, il profilo di chi l’ha pubblicata, in parole povere: mi informo.

Quello che dobbiamo pensare, però, è che ci sono generazioni che non sono nate con Facebook e non hanno le competenze per fare lo stesso tipo di indagine che può fare un utente esperto. Può capitare che un signore di una certa età legga una notizia del genere e, spinto dalla delusione nei confronti della politica, pensi in automatico che tale informazione sia vera, perché “lo dice Internet”.

Non è mia intenzione fare un trattato sulle fake news. Quasi tutti sanno che ci sono profili creati ad arte per diffondere informazioni ingannevoli e, poco alla volta, sta emergendo anche il business generato da queste pagine. Quello che però mi stupisce di più di tutta questa storiella è che una persona reale, non uno che le fake news le crea “di mestiere”, possa decidere di pubblicare una notizia del genere per il semplice scopo di vedere l’effetto che fa e, magari, farsi due risate. Questa persona non solo ha diffuso una notizia passibile di diffamazione, non solo ha messo a repentaglio la reputazione di una persona a lui cara, ma in maniera totalmente incurante ha lasciato che le condivisioni della sua foto aumentassero a dismisura.

In un clima politico del genere, pervaso dalla disinformazione e dall’odio più bieco, prendersi gioco delle debolezze di questa società è puro sadismo.

Nel suo Rapporto sui diritti umani 2017-2018, Amnesty International ha ritratto l’Italia come uno dei Paesi europei con i più alti tassi di razzismo, odio e xenofobia, protagonisti delle bacheche social di molti politici. Come dare torto ai dati statistici, quando anche il vicino di casa si diverte a fare il generatore d’odio per il semplice gusto di avere più likes.

Forse questo non è un articolo, ma un appello a essere un po’ meno indifferenti. Segnalate, per quel che può servire, e commentate sempre che si tratta di notizie false, perché per voi può essere scontato, ma per molti evidentemente no.