kodak_theatre_oscars_exterior_a_hQualche settimana fa, in un articolo scritto per Il Giornale, Alessandro Sallusti elogiava Silvio Berlusconi in quanto meritevole di aver condotto Paolo Sorrentino sul palco dei grandi di Hollywood. Per quanto la Medusa meriti applausi e ringraziamenti per aver prodotto la pellicola, sarebbe opportuno discutere sul termine “folle” con cui Sallusti osanna il fondatore del gruppo Mediaset. Non c’è nulla di folle, infatti, nell’investire quando il successo è assicurato. E con Paolo Sorrentino lo è. Il regista napoletano, stimato ed apprezzato anche all’estero, non avrebbe sicuramente incontrato ostacoli nel trovare qualcun altro disposto a finanziare il suo sesto lungometraggio. D’altro canto sarebbe stato sufficiente un quarto del budget de La Grande Bellezza per permettere l’esordio di uno tra le centinaia di aspiranti registi italiani. Questo è quello che dovrebbe fare una società che si vanta di investire in cultura e solo a quel punto si potrà parlare di un gesto folle ed eroico.

E mentre Franceschini deve ancora prendere atto che i servizi igienici sono probabilmente l’ultimo cimelio rimasto a Pompei, La Grande Bellezza mostra, come afferma Sallusti, quel mondo vuoto e ipocrita dell’Italia della sinistra postcomunista. Quello che il direttore de Il Giornale ha omesso (forse perché ha preferito dimenticarlo) è che il governo Berlusconi ha contribuito non poco al degrado culturale nel nostro Paese affidando quello che dovrebbe essere il ministero più importante nelle mani di personaggi come Buttiglione e Bondi.

Gli americani non hanno assegnato l’Oscar all’Italia per risanare l’immagine di una società o di un uomo condannato dalla Corte di Cassazione, ma per far prendere atto al nostro Paese delle proprie azioni e per spronarlo a darsi una svegliata. In realtà non è proprio così, ma ci farebbe bene vederla in questo senso.

Buoni propositi: provare, ogni tanto, a scrivere cose sensate.