Il 2/1/1960 muore Campionissimo più amato dai Suiveur d’oltralpe!
Fausto Coppi,appena tornato dall’Alto Volta (oggi Burkina Faso) dove corse la sua ultima gara ( un criterium) con i grandi campioni del ’59, conservava dentro di se un progetto se non un sogno: le biciclette marchiate Coppi sarebbero dovute essere al servizio di una forte squadra francese. Il campionissimo capì che i transalpini, tanto schivi verso gli italiani, in lui videro quel corridore transalpino ideale che spianava le Alpi di confine con imprese leggendarie che nessun francese osò mai. Per realizzare il suo desiderio , Fausto chiamò il suo amico e rivale,sulle grandi montagne, negli ultimi anni di carriera: Raphael Geminiani.
La telefonata non decollò, il francese era febbricitante da giorni e anche Fausto non era in forma durante gli ultimi giorni di quel 1959.
I francesi capirono subito cosa stesse succedendo mentre in Italia si andava per tentativi. Geminiani trasportato d’urgenza all’Istituto Pasteur di Parigi venne curato con dosi massicce di chinino mentre a Coppi si diede il cortisone che aiutò il virus a prolificare e distruggere il fisico dell’Airone, il quale il 2 Gennaio 1960 chiuse le sue ali per sempre, nonostante i famigliari di Geminiani cercarono in tutti i modi di contattare casa Coppi e medici luminari che lo avevano in cura, i quali snobbarono le voci disperate dei transalpini che non dovevano impicciarsi mentre Coppi moriva lentamente.
Il più francese dei Campionissimi italiani che ha scritto le pagine più importanti della sua carriera sul Galibier, Izoard, Vars, Sestriere tra Giri d’Italia e Tour de France nel 2019 sarà l’anno del centenario della sua nascita e questo 2 Gennaio è necessario ricordare il Campionissimo perché egli portò gli italiani negli anni Sessanta in punta di piedi (attraverso gli anni Cinquanta) come un piemontese che si reca in Francia, con semplice e disarmante eleganza indossando una maglia bianco celeste.