I tragici fatti riguardanti il ponte crollato e le sue vittime, nelle ultime ore, ci hanno riempito la sezione delle notizie dei vari social di immense porcherie. Dai soliti utenti in cerca di commiserazione (“io ci sono passato due mesi fa, potevo esserci io…ma sto bene”) oppure laureati nella notte in ingegneria civile, meccanica e strutturale (“lo dico da sempre che andava fatto questo intervento… / Eh, ma bastava fare…”) fino al vero e proprio sciacallaggio o allarmismo.

Se per i primi poco si può fare perché le opinioni per quanto stupide e fastidiose sono pur sempre opinioni personali, per le seconde situazioni i social ci danno dei – deboli – strumenti di contrasto.

Da Facebook a Twitter e tutti i mezzi intermedi, danno la possibilità di segnalare un post, un profilo, una pagina o un gruppo in modo che venga controllato e magari rimosso.
Sulla carta il sistema potrebbe funzionare – tanti utenti postano, tanti utenti controllano cosa viene postato – ma all’atto pratico invece funziona molto poco.

Il primo problema è che sui social compaiono centinaia di migliaia di post ogni tot minuti e non è fisicamente possibile che delle persone controllino tutto il materiale pubblicato. Si usano per questo tipo di operazione dei bot che automaticamente (o su sollecitazione) fanno ricerche legate a parole chiave o immagini “sensibili”. Questi bot per quanto sofisticati, non lo sono ancora del tutto e spesso e volentieri lasciano passare contenuti che meriterebbero la rimozione. Anche perché un bot è un programma che capisce quello per cui è programmato, non ha la sensibilità di una persona.

Se per esempio in un post o in un commento qualcuno scrive delle offese razziste esplicite, il bot lo trova (autonomamente o dopo segnalazione) e lo rimuove. Se lo stesso utente esprime uguale concetto ma senza usare parole o termini espliciti, per il bot il problema non sussiste. Qualcuno potrebbe chiedersi: “com’è che io una volta ho scritto un post contro quel politico e mi sono ritrovato il post cancellato? Non ho usato parole particolari…”. Qua casca l’asino. Probabilmente quel post è stato segnalato decine di volte ed è stato di conseguenza controllato da una persona in carne ed ossa che ha valutato che superava i limiti permessi dal social.

La cosa paradossale (una delle tante) è che se uno va a leggersi il regolamento dei vari social, le regole sono abbastanza stringenti e quindi se un post viene segnalato in massa è molto probabile che venga rimosso. Ora ci si potrebbe chiedere: “Ma allora quella pagina che promuove solo contenuti di estrema destra, violenti e razzisti, perché non viene chiusa?”. Qua arriva il secondo grande problema: i numeri.

Purtroppo le pagine che fanno tante visualizzazioni, tanti commenti, che sponsorizzano i propri contenuti per i social sono una fonte di guadagno tramite la pubblicità. Sono pagine che godono indirettamente di un occhio di riguardo, almeno fino a quando non ricevono così tante segnalazioni da “costringere” a prendere provvedimenti (di solito temporanei). E’ capitato anche che alcune pagine diventassero un caso mediatico e che quindi fossero chiuse a furor di popolo (salvo venire riaperte uguale o con nome diverso il mese dopo).

Dopo lo scandalo Cambridge Analytica, Facebook sta rivedendo alcune sue politiche non solo riguardanti i dati personali ma anche la diffusione di contenuti sconvenienti e notizie false. Nei prossimi mesi, ma si spera il prima possibile, ci dovrebbe essere un giro di vite sul materiale pubblicabile. Già da ora è possibile fare una segnalazione specifica per le notizie false ma i tempi di controllo sono lunghi. Inoltre, soprattutto negli Usa, c’è ancora un forte dibattito se così facendo non venga limitata la libertà di parola e di espressione.

Segnale quindi non serve a nulla? In realtà serve eccome. Non nella misura in cui ci si aspetterebbe ma quel poco funziona. Se vedete un post che discrimina, insulta o è violento verso persone o animali, non abbiate paura di segnalarlo. E’ vero che probabilmente riceverete una risposta in cui vi si dice che non è stato riscontrato un problema ma in alcuni casi vedrete venire rimossi dei contenuti. L’utente che si vede rimuovere da Facebook un suo post magari la prossima volta ci penserà due volte prima di scrivere nefandezze.

Se vedete una pagina o un post che dice notizie palesemente false o tendenziose, segnalatela come fake news. Difficilmente verrà rimossa ma in ottica futura, di maggiori controlli, quelle pagine verranno segnalati come poco attendibili e probabilmente perderanno una fetta di pubblico. Poca roba ma sempre meglio di niente.