fabian e tomQualora dovessi scattare una foto sulla stagione 2016, ufficialmente conclusa per tutti, probabilmente mi accuccerei sulla linea del traguardo del Velodromo di Roubaix. Vi chiederete perché?

I motivi sono tanti, l’aspetto più importante di tale punto di vista è che da una foto non riuscireste a sentire il rumore della campana il quale caratterizza l’ultimo giro, e per questo motivo quella linea non rappresenta solo la fine o un traguardo ma un nuovo inizio di stagione pieno di passione, duelli ed imprese. Perché Roubaix? Una delle più intense immagini del 2016 è stata quella in cui Fabian Cancellara, nel suo ultimo giro al Velodromo di Roubaix, strinse la bandiera elvetica come un guerriero che su quelle pietre dell’inferno del Nord ha combattuto valorosamente onorando quella lingua d’Europa franco-belga, che del ciclismo mescola simboli sacri e profani. Se, invece, potessimo sentire i suoni da una foto allora la campana dell’ultimo giro, tra il tripudio dei leoni fiamminghi, ci starebbe ad indicare che sta per succedere comunque qualcosa di importante, la preparazione meticolosa ad una volata a ranghi ristretti per entrare nella leggenda oppure l’ultimo giro di una carriera che a Roubaix è stata vittoriosa già per quattro volte ma per Tom Boonen il 09 aprile 2017 in quel velodromo sarà l’ultimo atto di una lunghissima e gloriosa carriera che lo ha visto entrare nel cuore e fra le leggende di tutti i belgi. Chi è appassionato di ciclismo lo sa bene: questo sport si nutre di passione e di grandi rivalità (non di fair play), da sempre! Ed è per questo che non mancano le “rivalità”, anche fra corridori di ieri e di oggi: De Vlaemink non ha mai perso occasione per sminuire la portata delle vittorie di Boonen, ma infondo a Monsieur Roubaix (De Vlaemink) che ha combattuto con un certo Eddy (il Cannibale) Merckx forse qualche frecciata al vetriolo la si può concedere.roubaix-

I velodromi sono sinonimo di 6 GIORNI  e quest’anno più che mai sono tornate ad essere uno spettacolo unico per gli amanti della pista ed è proprio in quella di Gand che Fabian Cancellara si è congedato dal suo pubblico che ha colmato il Velodromo in ogni ordine di posti riportando la pista, davvero, ai fasti di un tempo. Un filo rosso unisce i campioni: infatti, Gand è la città natale di un altro grandissimo campione, Bradley Wiggins. Egli nella sua carriera ha dominato su strada, vincendo il Tour de France, ma soprattutto in pista vestendo, quasi in un continuum, l’iride di campione del mondo e l’oro olimpico. Il 28 dicembre, dopo aver trionfato sia alla sei giorni di Gand che a quella di Londra in compagnia di Mark Cavendish suo inseparabile compagno di scorribande, si è congedato dalle corse in punta di piedi e ci piace pensarlo nel tipico clima della campagna britannica…

“Vivo in una cascina tra Londra e Birmingham con mia moglie e i miei due bambini. Lo so che siete tutti interessati a sapere cosa faccio quando non corro. Beh, spalo merda come in tutte le cascine del mondo…” Bradley Wiggins

wiggo-Certamente Bradley Wiggins sarà anche l’unico contadino a possedere maglie gialle ed iridate a volontà ma lui come Fabian e Tom hanno scritto pagine importanti della storia del ciclismo moderno ed il 2017 sarà proprio la fine dell’ultimo giro di tre gloriose carriere, spesso rivali o sulle pietre del Belgio o contro il cronometro, ma sicuramente sarà anche l’anno di grandi duelli, uno fra tutti quello fra Nibali e Aru.