Ezio Bosso, scomparso oggi all’età di 48 anni, era un compositore, pianista e direttore d’orchestra torinese apprezzato in tutto il mondo – si è infatti esibito nelle città più famose del globo – ma fu solo quella sera del 2016 in cui partecipò come ospite al Festival di Sanremo, che si fece conoscere anche da una larga parte di italiani amanti o critici del rinomato festival.

Quella sera, grazie alla sua incredibile esibizione e al suo brano suonato al pianoforte, Bosso riuscì a commuovere migliaia di persone tra spettatori presenti in sala, telespettatori e membri dell’orchestra. È normale, direte voi: la musica, soprattutto se fatta in maniera così perfetta, è spesso in grado di commuovere e suscitare numerose emozioni in chi la ascolta.

Ma quella volta non fu solo la musica di Bosso a commuovere. Ciò che più mosse gli animi di chi lo aveva ascoltato, ovviamente oltre alla sua straordinaria capacità, fu la sua determinazione e la sua voglia di non mollare. Già, perché Bosso, purtroppo, era affetto ormai da tempo da una malattia neurodegenerativa progressiva, che gli impediva di camminare e di svolgere tante altre azioni, ma che all’epoca non gli impediva ancora di suonare e continuare a coltivare la sua più grande passione. Tre anni più tardi, nel 2019, Bosso dovette anche rinunciare a suonare il piano, dedicandosi solo ed esclusivamente alla direzione.

Ma quella sera di ormai quattro anni fa, ci fu qualcuno che non si lasciò commuovere dalla situazione del pianista torinese. I gestori della pagina satirica Spinoza.it spinti probabilmente dal loro pungente senso dello humor, si lasciarono andare ad un commento in un tweet non proprio “politically correct”, che recitava così:

“È davvero commovente vedere come anche una persona con una grave disabilità possa avere una pettinatura da coglione.”

Non era sicuramente uno dei loro migliori tweet, ma d’altra parte chi si era indignato avrebbe dovuto indignarsi praticamente per tutto ciò che scrivevano e che scrivono tutt’ora, dato che la loro satira non risparmia nessuno. Ma ciò che più ha colpito di tutta questa storia non è tanto questo messaggio, quanto la pronta replica di Bosso, che ribatté con la stessa ironia, anzi, con autoironia:

“È perché cerco di pettinarmi da solo.”

Ad una risposta così brillante, gli “spinoziani” non potevano concludere che con un “Ha vinto tutto!”

Certo, probabilmente avrebbero potuto evitare una battuta del genere, ma chi segue i loro post sa che questo è il loro modo di scherzare. Da questo fatto forse dovremmo piuttosto imparare a rispondere a tono, o meglio, con lo stesso tono della battuta iniziale e senza prendercela troppo e senza diventare vittime, perché è tanto meglio reagire e far vedere che il sarcasmo e l’ironia non ci scalfiscono, anziché mostrare di essere stati feriti.

La lezione più grande che Ezio Bosso può darci, però, rimane quella di non perdersi mai d’animo, di non mollare mai e di cercare di rialzarci sempre ogni volta che la vita ci farà cadere.
Grazie Ezio per questa lezione.