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Con i risultati italiani le operazioni di voto si sono concluse e l’EU dei 28, dopo il trattato di Lisbona, è pronta alla formazione del nuovo Parlamento europeo e alla nomina del Presidente della Commissione europea, dettagli non di  poca rilevanza.

I sondaggi degli scorsi giorni prefiguravano scenari devastanti per le forze politiche tradizionali, che in Europa sono raggruppate in “gruppi politici” comuni, eppure, nonostante queste previsioni ed il forte e diffuso sentimento anti-europeista, il PPE [Partito Popolare Europeo] si conferma la prima forza politica europea. L’unica certezza, quindi, è quella della vittoria dei conservatori a livello europeo e del loro secondo mandato, almeno questo sulla carta, poiché, per la nomina di presidente della Commissione europea, sia Martin Schulz, sia Jean-Claude Junker hanno già rilasciato dichiarazione contrastanti definendosi entrambi come potenziali presidenti in pectore.

Gli aspetti degni di attenzione sono:

–          Un voto europeo non premiativo per le forze euroscettiche; bensì per i partiti conservatori e di centro-destra. Questo risultato deve essere letto in chiave filosofica poiché non boccia il processo europeo e la sua dottrina in sé, semmai le sue azioni intraprese durante questa crisi;

–          Le forze euroscettiche; cui si rinviava ad un risultato nettamente maggiore e non solo di forte influenza all’interno del Parlamento. Questa attesa era determinata dalla forte posizione “no-euro” assunta dalla maggior parte dei partiti minori: il risultato ha quindi dimostrato la vacuità degli slogan gridati in campagna elettorale.

Nella realtà solo la Francia ha concretamente creduto al messaggio nazionalista del Front National, affossando lo storico bipolarismo politico ed inaugurando così l’era Le Pen. Altri casi in chiave euroscettica, seppur più moderata, sono il Regno Unito e la Danimarca, ove, rispettivamente, si premiano l’UKIP [United Kingdom Indipendent Party], il partito nazional-euroscettico inglese di Nigel Farage, e il DPP [Danish people Party]. Nel primo caso il risultato era scontato ed è legato ad un’antropologia locale singolare, nel secondo non si è considerato l’incremento consensuale dei partiti proto-estremisti di destra che dallo scorso anno prosperano nelle terre scandinave;

–          Il voto mediterraneo; ove Grecia ed Italia hanno dimostrato una forte controtendenza rispetto allo scenario europeo e rispetto ai sondaggi locali. Questo poiché, in Italia, nonostante si parlasse di una forma di tête-à-tête tra il PD ed il M5S, i risultati di ieri hanno sancito la vittoria alle europee del leader Matteo Renzi – con un schiacciante 41,00% – e la sua forza consensuale, trasversale a qualsiasi livello, infatti il PD, o meglio Renzi, è riuscito a catalizzare i voti del centro annichilendolo, e dell’ala “moderata” grillina: un risultato pregevole considerando che questo è il suo primo confronto elettorale nazionale. In Grecia, invece, la vittoria è stata senza discussioni di Alexis Tsipras, che con le sue idee radical è indubbiamente riuscito a raccogliere consenso non solo in terra natia, ma anche all’estero, specie negli ambienti dell’intellighenzia o nei salotti socio-culturali: a lui, con il suo 26,00%, sicuramente va il merito d’essere riuscito ad arginare la deriva estremista di Alba-Dorata. Caso singolare è quello di Malta, dove la vittoria dei labouristi sembrava “affare lontano”, eppure è riuscita anche con un buon risultato;

–          Il PSE, il quale si conferma essere la seconda forza politica europea, che vince in paesi chiave come l’Italia, che recupera il 6,00% in Germania, che perde nel Regno Unito un serrato confronto con l’UKIP e raggiunge comunque un buon risultato, ma che, di fatto, perde ed affonda in tutte le altre nazioni arrivando in alcuni casi a non oltrepassare la soglia del 15,00%. Forse, nonostante i risultati ottenuti nei big-country,  il S&D dovrebbe provare a schiarirsi le idee.

Alla luce di quanto sinora detto, quindi, il progetto europeo rimane confermato, seppur con alcune remore e alcune critiche, queste ultime espresse con l’aumento di consenso delle forze euroscettiche.

La notizia positiva è quindi proprio quella di aver salvaguardato una prospettiva comunitaria in linea con il progetto di integrazione europea, cosicché si possa dare una certa continuità allo spirito riformista europeo, ma a tutto ciò si deve aggiungere una forte critica al dogma europeo dell’austerity ed un sentimento europeo meno forte rispetto al passato, dato che trova conferma nel negativo trend di affluenza fermo al 43,00%: in merito l’establishment europeo dovrà interrogarsi.

Immagine2Infine, una notizia positiva per l’Italia: oltre ad essere stata l’ago della bilancia in queste elezioni, poiché parte del risultato europeo è dipeso proprio dai dati italiani, la vittoria schiacciante del PD sul M5S, con oltre il 20,00% di distaccato, porta il neofita PD ad essere la prima forza politica all’interno del PSE [Partito Socialista Europeo], questo, alla vigilia del semestre europeo a direzione italiana. Dati questi risultati, ora, Renzi dovrà ben giocarsi la carta del Governo: dovrà quindi decidere se proseguire con le riforme istituzionali all’interno dell’attuale alleanza, oppure, sfruttare il momento e invocare le elezioni anticipate.

Queste europee sono state l’esatto opposto di quello che ci si sarebbe potuto attendere: neanche il Sassuolo in Europa avrebbe ottenuto un risultato così eclatante e così controverso contemporaneamente, qualora esistesse una dimensione spazio-temporale in cui riuscisse a giocare in Champions.

Se perfino il PD è riuscito a vincere e Grillo a subire una simile débâcle, allora è proprio vero che il mondo sta volgendo al suo traguardo finale.

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