Ogni giorno, per andare all’Università o recarsi a lavoro, molti di noi prendono un treno. A volte è vuoto, altre pieno, ma solo in rare occasioni capita di fare incontri particolari, degni di essere ricordati.

Capita che, in un anonimo martedì, un arzillo sessantenne ti si sieda vicino ed inizi a parlare con te ed un altro ragazzo seduto lì vicino. Vedendo quest’ultimo indaffarato, espone la sua teoria evoluzionistica, degna dei libri di scuola.

“Siete tutti come ET, “Telefono casa””, dice guardando chi è preso a scrivere messaggi, a perdere tempo scorrendo avanti e indietro la home di Facebook o le notizie online. “Fra 50 anni sarete tutti con gli occhi grandi, le dita lunghe e senza capelli, perché con tutti i “sagrin” che avrete non potrà essere diverso”.

Il ragazzo al suo fianco, non cogliendo subito il sarcasmo dell’uomo, continua a far passare il tempo nello stesso modo in cui stava già facendo prima, per poi illuminarsi e capire: “Ha ragione, però ormai è impossibile. Il viaggio è lungo e il tempo non passa a far nulla”. Il saggio riprende: ” A me piace il dialogo, far passare un’ora senza parlare con nessuno è triste, bisogna interagire con chi ci sta intorno, poi il tempo passa”.

Si parla spesso del fatto che gli smartphone riducano e modifichino pesantemente le relazioni umane, però questa teoria colta in treno è diversa. Non è la retorica di un telegiornale che ha bisogno di una notizia “soft” per poter fare un servizio di pochi minuti e tappare un buco, è qualcosa di più. È il pensiero di un uomo qualunque, catapultato in un’epoca nuova, che non riesce a capire.

Sarebbe da ipocriti difendere a spada tratta il suo pensiero, anche perché probabilmente in questo momento, leggendo, siamo un po’ tutti il ragazzo che scorre la home e nei tempi morti spesso abbiamo lo smartphone in mano.

Probabilmente non saremo i sosia di ET fra 50 anni, ma la sua metafora apre a molte riflessioni sulla necessità, quando possibile, di far convivere meglio tecnologia e rapporti umani, specie per non escludere da tutto chi, per pigrizia o età, non riesce o non vuole salire sul treno del presunto progresso e dell’innovazione.

Non è una colpa, ma anzi un’occasione da cogliere.
Chissà quante interessanti teorie e conversazioni non possano nascere alla vecchia maniera, magari rincontrando un qualunque Darwin delle 18,01.