Stand By Me della canzone della mia vita. La conoscerete di sicuro. Non una scelta originale, me ne rendo conto: non sarà I can’t explain degli Who, ma grazie a Dio nemmeno Quando i bambini fanno oh di Povia. Ma sono le canzoni a sceglierti e non viceversa, infiltrandosi tra le corde dell’anima, scandendo nel tempo i rintocchi del muscolo cardiaco. Possono entrare nella tua vita in maniera violenta senza che tu possa fermarle, come un post del Capitano. Oppure delicatamente, giorno per giorno, conquistando sempre più spazio nella cartella dei ricordi. Si appiccicano alla tua pelle in maniera indelebile, alla maniera della Madeleine di Proust e diventano per sempre la tua personale colonna sonora.

Stand By Me mi ha scortato in alcuni momenti essenziali. Lo ha fatto e lo fa in maniera delicata, senza troppo rumore o pretendere di avere l’esclusiva tra le mie tracce preferite. E’ stata la canzone-simbolo di un indimenticabile campo giovani estivo cui presi parte. Era il 1995, avevo 14 anni e ancora troppo piccolo per rendermi conto di chi fosse davvero Berlusconi. O forse preferivo voltarmi dall’altra parte (ero in buona compagnia, allora). Potete immaginare l’atmosfera: la montagna, gli amici, le risate, quelle note semplici da riprodurre con la chitarra illuminata dal falò. Non era la prima volta che la sentivo: sono quasi sicuro di averla intercettata negli anni precedenti, ma nella rivisitazione cattolica, alla Gen Rosso per intenderci, e in lingua italiana di Celentano (“Pregherò”).

Come per moltissimi, il ricordo di Stand By Me è strettamente connesso allo splendido film omonimo del 1986, tratto da un altrettanto splendido racconto di Stephen King. Se non lo conoscete o non lo avete mai visto, non potete che provare un solo sentimento: quello della vergogna. Dopodiché, andate subito a recuperarlo. Sia il film che il racconto.

Anni dopo, reduce da aver assaggiato le più svariate cover della canzone, da quella più celebre, firmata da John Lennon, alle versioni punk, hip hop e dance (pure Gigi D’Agostino ne ha fatta una), da bravo romanticone Stand By Me è risuonata il giorno del mio matrimonio. Non poteva essere altrimenti.

Perché questo super-pippone intriso di nostalgia e retorica che nemmeno il miglior Gramellini, chiederete voi? Non lo so. Forse perché volevo disintossicarmi per un attimo dalla cascata di video-parodia dell’aspirante black bloc. O perché, alla fine, volevo trovare un modo per ringraziare il signor King, che ha regalato al mondo questo gioiellino di pop e soul. Glielo dovevo. Arriva il momento nella vita in cui a qualche autore – sia uno scrittore, un regista, un cantante, uno scultore – bisogna dire un giorno grazie. Per la sua creazione, la sua opera, il suo messaggio. In questo caso, il messaggio è la dichiarazione più potente e compiuta che due esseri umani possano rivolgersi tra di loro. Stai con me. Stand By Me.