Un amico che visse per anni a Londra e poi si è trasferì a New York mi disse questa frase quando ci incontrammo li: Londra è la città più bella del mondo, New York la più affascinante.
È davvero così? Forse. Non ne ho visitate abbastanza per dirlo, ma vi garantisco che la sensazione che si ha camminando per le strade di Manhattan è indimenticabile. Già arrivando in aereoporto bisogna prendere il treno che collega i gate. E cominci a capire com’è la situazione e la dimensione di tutto. Poi percorri chilometri, prendi la metro, vedi le zone residenziali e la città lontana. Tutte casette piccole, sembrano di legno e probabilmente lo sono. In metro cominci ad assaggiare l’america che conosci dai film, dai libri, dai filmati. Una bella pantegana da 30/40 cm cammina vicino ai binari della metro.
Dopo quasi un’ora esci da quei gradini e per i primi due giorni guardi su. Tutto è smisuratamente alto. Le strade enormi, i marciapiedi grandi come strade. E comincia quella sensazione paradossale che ti fa sentire a casa. Ci siamo sentiti così, in alcuni attimi. Nonostante la totale estraneità a un mondo iper moderno dove la gente non dorme di notte per lavorare e fare carriera. Nonostante la lontananza da un mondo verticale, dove i palazzi sotto i 100mt di altezza scarseggiano. Passare da un piccolo pesello della campagna torinese alla cima dell’Empire State Building. Che sensazioni.
Abbiamo vissuto il più possibile la città, stando seduti delle mezz’ore nei giardini come Bryant Park, guardando i newyorkesi portare a spasso i cani, guardandoli vivere il periodo natalizio. In quei giardini c’è un palazzo che tutti hanno visto almeno una volta: bianco, con parecchie file di vetri e con la facciata curva! Questa è la magia di New York, ti senti costantemente in un set cinematografico. In mille modi abbiamo visto quelle strade, quei palazzi. Questo ti fa sentire a casa, essere in un posto che volente o nolente hai già visto.
Abbiamo visitato tanto, ma non abbiamo mai corso per farlo. Ci siamo lasciati qualcosa da vedere la prossima volta. Ah si, sicuramente ci sarà una prossima volta. Voglio tornare a vedere quelle strade infinite, col fumo che esce dai tombini dal quale da un momento all’altro uscirà Godzilla. A fotografare in bianco e nero il ponte di Brooklyn, guardando se qualcuno corre in taxi per fermare la sua bella che sta partendo. Ad osservare in silenzio due fontane quadrate con migliaia di nomi scritti attorno, con quello che resta dei piloni delle Twin Towers giusto sotto i tuoi piedi. A passeggiare per Ellis Island, quasi a piangere, per quando gli immigrati che portavano le malattie eravamo noi. Distraendosi a guardare dove c’era Hitch, alias Will Smith, ma soprattutto sperando fosse rimasta li Eva Mendes! A mangiare schifezze e bere ancora peggio, perché non ho mai bevuto un acqua così schifosa. A cercare col lanternino una pizza margherita sotto i 17$, per riassaporare il sapore dell’olio extravergine. A comprare le scarpe da Century 21, quando piove da non riuscire a star fuori, perché hai solo scarpe invernali e il 24/12 ci sono 24º.
A vedere pattinare sul “ghiaccio” gli americani, in pantaloncini corti, maglietta, berretto e guanti di lana, nell’inverno più caldo della storia di NY e più freddo per la California, in ginocchio sotto metri di neve.
Passeggiare di nuovo a Brooklyn, l’unico quartiere in cui sembra che usino il pigiama la sera. A vedere quanto siano folli sotto Natale, con corna di renna applicate davanti al cofano, con addosso cravatte con Santa Claus e cappelli a forma di tacchino del ringraziamento. Ad apprezzare quanto siano tranquilli di fronte a un cliente, anche se sei vestito sportivo e con lo zaino da scolaro ed entri da Tiffany sulla 5th Avenue per comprare la cosa meno cara che hanno in argento che è l’unica che ti puoi permettere.
Vorrei tornare per altri mille motivi, ma forse soprattutto per affacciarmi alla finestra della mia stanza e vedere tutto quello che immagino di poter vedere, da una finestra, a New York.