22 luglio del 2011. Fu un periodo strano per me, quasi ventunenne. Fu molto peggio per molti miei coetanei norvegesi.

Mi preparavo alle mie prime ferie da lavoratore. Intanto ad Oslo uno strano personaggio, Anders Breivik, simpatizzante dell’estrema destra, vestito da poliziotto si accingeva ad uccidere 77 ragazzi e ferirne più di 300, parecchi in modo grave. I più vecchi avevano la mia età. I più giovani erano quattordicenni. La loro colpa? Essere a una manifestazione del partito laburista norvegese.

Devo essere sincero, all’epoca non fui molto attento a cosa accadde. Ero un ragazzotto: dovevo ancora essere lasciato dalla mia prima vera morosa, stavo cominciando a capire cosa avrei fatto da grande, dovevo ancora vedere la juve di Conte riconquistare il tricolore. Avevo cose più “importanti” a cui pensare. Lessi, guardai i telegiornali, niente di più. È incredibile come crescendo, cambi il peso che si da alle cose che accadono.

Guardando un film, Deja-vu con Denzel Washington, mi sono ritrovato a pensare alle affinità con i fatti di Utoya. Devo dire che realizzare che esistano veramente gli individui che vediamo nei film, sia probabilmente la cosa più agghiacciante della cinematografia.

Ultimamente, da padre, da marito, da ormai uomo pseudo-adulto, rimango sconvolto da ciò che leggo, da violenze sempre più agghiaccianti di cui vengo a conoscenza. La cosa terribile che lega questi individui, da Utoya a chiunque ormai sentiamo ogni settimana, è la freddezza con cui agiscono, dovuta alla totale convinzione malata che si ritrovano in testa.

Viene proprio da dire questo: quando pensi che la tua vita non sia granché, perché con la tua ragazza non va molto bene, perché l’Inter non ha avversari da anni, perché il lavoro non ti soddisfa, pensa che qualcuno nel mondo sta subendo un trattamento infinitamente peggiore.

Da spettatore di una festa a cadavere, in meno di un secondo semplicemente perché qualcuno la pensa diversamente da te. Speriamo di non dover mai più lottare per difendere la libertà di pensiero come diritto.