“Sta iniziando”. La voce di mia madre mi arriva come da un altro pianeta, mentre sono sdraiata sul mio letto a fissare il soffitto. È l’estate del 2012, l’anno della “fine del mondo come lo conosciamo”, a dar retta ai Maya. Ed in un certo senso, quel 2012 segnò la fine di tante cose, solo che non potevamo ancora accorgercene.

Chissà a cosa pensavo io, quel 27 luglio di 7 anni fa, durante l’estate della mia maturità. L’estate spartiacque, quella delle decisioni importanti che dovrebbero dirottare la tua vita verso il mondo degli adulti, almeno…in teoria.

“C’è la regina con James Bond”. Mi trascino pigra in cucina in onore della Queen, la nobile icona di tutti gli amanti dell’Inghilterra. La cerimonia di inaugurazione dei Giochi olimpici di Londra 2012 è iniziata.

Il ritmo della trasmissione cattura subito la mia attenzione. Quella sera, insieme a 900 milioni di spettatori in tutto il mondo, assistetti al canto d’amore dedicato all’Inghilterra da Danny Boyle, regista di pellicole come “Trainspotting” e “The Millionaire”.

Una sequenza di percussioni martellante detta il ritmo degli Underworld, che segnano la sequenza più iconica della cerimonia. La rivoluzione industriale è dipinta come il Pandemonium, l’inferno che trasforma l’Inghilterra da verde Paradiso perduto di Milton nella fucina del mondo, dando inizio a un’epoca che segnò le sorti del mondo intero. Danny Boyle, alternando riferimenti colti a poeti del Romanticismo inglese come William Blake a comparse nazionalpopolari (Mister Bean!) convince proprio tutti, trascinando il mondo con sé in un racconto fatto di fuliggine e musica rock. È un orgasmo citazionistico.

C’è J.K. Rowling, celebre autrice di Harry Potter, che legge un brano di “Peter Pan” mentre i Dissennatori si manifestano come fantasmi sulle culle dei bambini, però c’è anche Beckham su un motoscafo che porta la torcia olimpica. Danny Boyle riesce a darci esattamente ciò che vogliamo vedere. È il dono dell’Inghilterra al mondo, come il dono di Tim Berners-Lee (sì, era inglese anche lui), che crea il World Wide Web e lo mette a disposizione degli utenti di tutto il globo: “questo è per tutti”.

Di quello che accadde nelle settimane successive mi ricordo poco. Tante medaglie, l’Italia che gioisce e piange in quel fenomeno di entusiasmo collettivo che mette d’accordo tutti e che solo lo sport riesce a creare.

Prima della Brexit, prima di Farage e Boris Johnson. Quel 27 luglio segnò un momento di condivisione unica per tutti gli inglesi, rimasto ancora nell’immaginario popolare come la quiete prima della tempesta (“Quella sera l’Inghilterra sembrava un paese tranquillo e organizzato, un paese in pace con se stesso” – scrive Jonathan Coe, autore di Birmingham, riferendosi alla cerimonia nel suo ultimo lavoro uscito nel 2018).

Questo è il mio ricordo delle Olimpiadi di Londra del 2018. Una me 18enne, ancora confusa sul proprio futuro, sul divano con la mamma a mangiare un gelato, sedotta dal fascino di quel Paese distante ma vicinissimo. D’altronde, è proprio vero che “Viviamo in piccole città, nascosti dalla nebbia…amiamo l’Inghilterra”.