Sia ben chiaro non ho mai saputo fare recensioni, tanto meno di film, quindi questa non sarà una recensione. Di cinema ne capisco poco, ci vado soltanto quando esce un film che davvero mi interessa e se mi piace sono capace di vederlo anche 456 volte, ma non ho la pazienza e il fisico per reggere intere giornate a guardare film o serie tv, non so come facciano quelli che ci riescono, ma in fondo ognuno ha le proprie passioni.

Quando però mi è stato chiesto di scrivere su un film che ha un significato particolare, o che mi ricorda un momento o un periodo della mia vita, mi è subito venuto in mente The Blues Brothers.

Sarà perché probabilmente mi porta indietro di parecchi anni, quando da studenti universitari si iniziava ad uscire con una compagnia di amici (ringrazio il direttore per avermi fatto ricordare quanti anni siano passati da allora, n.d.r.), e si passavano le serate tra birrerie e locali vari.

Io, non so se dire fortunatamente o sfortunatamente, non ho mai avuto un gruppo di amici discotecari, anzi per la maggior parte erano piuttosto riluttanti alle discoteche e luoghi fighetti, per cui i nostri sabato sera erano dedicati a bere birra e sparare cazzate, che se uno va poi a vedere sono due cose (soprattutto l’ultima) che continuo a fare coerentemente anche alla ormai veneranda età di 37 anni.

Durante i mesi invernali, quando il tempo era veramente pessimo e mettersi in giro in macchina non era propriamente indicato, si organizzavano cene a casa di uno di noi, spesso dal mio amico Lorenzo. Una volta finito di mangiare, ci si metteva a vedere qualche film.

Ricordo che a quei tempi la nostra banda era ancora popolata esclusivamente da maschi (le ragazze iniziarono ad arrivare un po’ di tempo dopo) e pur essendo quasi tutti dei novelli universitari il livello culturale delle nostre serate non lo ricordo eccessivamente elevato, per cui solitamente si finiva per scegliere film trash di varia fattura (alcuni davvero terribili, tanto da battezzare questo tipo di appuntamenti “cena trash o trashizza” se invece di cucinare noi si prendevano le pizze) e tra un Alex l’ariete (che consiglio davvero a tutti) e altre pellicole assurde, una sera mettemmo su The Blues Brothers.

C’è da dire che in quegli anni io e altri quattro di quella compagnia di cazzoni stavamo formando la prima rock band alla quale prestavo la mia voce (venni scelto non tanto per le mie doti artistiche, ma perché gli altri miei amici erano tutti stonati in modo parecchio imbarazzante), quindi un film musicale con una colonna sonora interamente blues era accettata con grande entusiasmo.

La storia la conoscete tutti. Due fratelli Jake (John Belushi) ed Elwood Blues (Dan Aykroyd) che si riuniscono dopo l’uscita dal carcere del primo, decidono di riformare la vecchia band per salvare dalla chiusura l’orfanotrofio nel quale erano cresciuti, facendo concerti in giro per raccogliere i soldi necessari. Naturalmente per svolgere questa “missione per conto di Dio” combineranno una serie di disastri in serie in giro per gli Stati Uniti, inseguiti da polizia, fidanzate molto vendicative lasciate sull’altare, e dagli odiosissimi nazisti dell’Illinois.

Musica di alto livello con alcuni interpreti d’eccezione che compaiono durante la storia (James Brown, Ray Charles, Aretha Franklin) scene e battute mitiche. Insomma il film perfetto per passare una serata per gente come noi in quegli anni.

Forse i film come le canzoni, non servono soltanto per raccontare una storia bella o brutta che sia, alcuni di essi ci entrano in testa e li ricordiamo non tanto per la loro qualità ma per i momenti che ci hanno fatto passare e che abbiamo vissuto quando li abbiamo guardati la prima volta. Ed alla fine ci si trova ad affezionarsi a quelle storie, come quando a Natale magari vedi un cartone della Disney per il quale andavi matto quando eri bambino e rimani li davanti alla tv a rivedertelo.

E allora chi se ne importa se ormai hai quasi 40 anni, e se quel film lo hai visto 600 volte conoscendone le battute a memoria, tu sei lì davanti per rivivere quei momenti, per ridere alle stesse battute che ti hanno fatto ridere ogni volta che le hai sentite, e alla fine capisci che nonostante il tempo che passa, certe sensazioni rimangono le stesse. Ed è bello riviverle.