Ero ancora un teenager. Bei tempi. Capelli lunghi e una giacca di pelle nera fino al ginocchio. Preso da un impeto cinematografico feci una lista di film, quelli assolutamente da vedere. Li guardai tutti: Shining, Pulp Fiction, Psycho, Trainspotting, Hooligans.. A decine. Poi, preso dal mio viscerale amore per la musica, cercai tutti i film premio oscar per la colonna sonora o miglior canzone. Mi ritrovai a guardare Once, un film mal girato, con budget ridotto all’osso. Protagonista un certo Glen Hansard. Da qui cominciai ad essere rapito. Il leader dei “The Frames” mi perforò l’anima con la sua voce. Era un pomeriggio, verso le 16 dovevo uscire con la mia ragazza di allora. Stavo guardando quel film, in una scena i due protagonisti entrano in un negozio di strumenti musicali mentre è chiuso al pubblico e cominciano un duetto. Sentii per la prima volta Falling Slowly. Era ora di andare al mio appuntamento. Cercai di corsa la canzone su internet e mi portai in auto delle casse portatili, quelle tremende con 4 pile stilo, pur di poter riascoltare quella canzone. L’avevo sentita dieci minuti prima e già non potevo farne a meno. Ricordo che mandai indietro il film per sentirla di nuovo e poi in macchina a tutto volume, cantando senza sapere bene le parole. Una sensazione indimenticabile. Falling slowly, nella versione del film è suonata in acustico da questi due musicisti fantastici. È una canzone delicata e forte, che mi tiene incollato alle casse. Per me è inevitabile il collegamento alla sceneggiatura. Ma così acquista ancora più colore. L’ho fatta sentire, l’ho consigliata, l’ho usata nei momenti in cui mi serviva, l’ho cantata, male ahimè, ma con passione, da solo o in compagnia. E poi, l’anno scorso, l’ho cantata finalmente di fronte a Glen Hansard in persona. Solo, insieme ad altre migliaia di persone! È stato un momento emozionante. Dopo anni quella canzone mi ha di nuovo fatto innamorare e mi ha reso libero da tutto, per qualche minuto. Ancora una volta.