La prima volta che vidi Arancia Meccanica di Kubrick, che reputo un capolavoro ed è uno dei miei film preferiti in assoluto nonostante il finale si discosti da quello del romanzo, avevo circa 15 o 16 anni e da quel momento la storia di Alex DeLarge è entrata a far parte della mia vita. Non mi bastò il film, volevo capire meglio il personaggio, i suoi disagi e quindi decisi di acquistare il romanzo da cui era stato tratto. Fu amore a prima lettura.

Arancia Meccanica non è certamente una lettura leggera, da passatempo. Le vicende sono narrate in modo abbastanza crudo, così come si vede nella trasposizione cinematografica, ma nonostante questo il filo della narrazione ti tiene incollato alle pagine e scorre davvero velocemente. Personalmente, ciò che trovo più complesso da metabolizzare non è tanto l’ultraviolenza martellante nella prima parte del romanzo, che dopo una lettura superficiale può sembrare la tematica principale del libro, quanto piuttosto la vera problematica su cui l’autore vuole far riflettere: il libero arbitrio, la possibilità di scegliere autonomamente il bene o il male.

Alex è un ragazzo violento, sadico, che non prova il minimo rimorso e non dà mai segni di pentimento per tutto quello che fa, ma arrivata ai capitoli sulla celebre Cura Ludovico, ho iniziato a provare empatia per lui e sfido chiunque a non farlo. A questo punto della vicenda, da carnefice Alex diventa vittima di una martellante violenza psicologica che lo porta a diventare innocuo, vero, ma non più libero di scegliere come agire: il “bene”, infatti, gli è stato imposto, non è stata una sua libera scelta. E smette dunque di essere un uomo, un persona pensante, diventa solo un “arancia a orologeria” – da qui il titolo dell’opera – un meccanismo creato da un governo che cerca in tutti i modi di poter controllare la società in una realtà distopica, vero, ma che porta comunque a riflettere su quanto poco ci voglia a controllare la mente della massa. Una riflessione già emersa, ad esempio, con 1984 di Orwell, altro capolavoro. Una riflessione di 57 anni fa, ma che risulta più che mai attuale.

Arancia Meccanica, volente o nolente, mi ha accompagnata dal liceo fino all’università: è stato il punto da cui sono partita nella mia tesina di maturità per sviluppare proprio il tema del libero arbitrio e me lo sono ritrovato inaspettatamente sui manuali di scienze della traduzione per anni. Sì, perché questo romanzo è anche un capolavoro di linguistica: Burgess ha creato un linguaggio giovanile, quasi uno slang, che di fatto non esiste al di fuori del suo romanzo, ovvero il nadsat.

Fondendo insieme termini gergali dell’inglese e del russo – motivo per cui ha chiamato questa lingua nadsat, che è il suffisso dei numeri in russo da 11 a 19 , come il “teen” inglese e che viene usato per indicare i giovani di questa precisa fascia d’età – ha dato vita a un gergo ostico da tradurre e da rendere in un’altra lingua senza perdere di significato, ma meraviglioso da analizzare per chi, come me, è stranamente appassionato di linguistica. Ultima chicca: la traduzione italiana è una di quelle più riuscite in assoluto ed è stata affrontata per la prima volta da una donna, Floriana Bossi, nel 1969.