Correva l’anno 2002 e io avevo solo 9 anni. Eppure le estati della mia infanzia le ricordo ancora molto bene, forse perché molto spensierate e serene. Fatto sta che ricordo ancora i tormentoni estivi; quella, in particolare, era l’estate di Asereje delle Las Ketchup, canzone di cui addirittura ricordo ancora il balletto (ma non il testo: ora come allora potrei cantarlo mettendo parole a caso una dietro l’altra).

Questa canzone in particolare, non so perché, mi ricorda ciò che mi piaceva così tanto di quelle estati e mi aiuta a mantenere vividi alcuni dettagli di per sé inutili, ma che hanno fatto parte della mia infanzia. Sarà che la associo al famosissimo – ahimé anche rimpiantissimo – Festivalbar, sarà che lo ricordo come il primo grande tormentone di massima diffusione della “mia generazione”, in ogni caso per me questa canzone rappresenta ciò che abbiamo perso della fine degli anni ’90.

Eravamo già nel nuovo millennio, ma da appena due anni e noi nati nel decennio precedente ci portavamo dietro ancora i suoi strascichi, per fortuna. In pochi avevano un computer, i cartoni in tv li davano solo al mattino e un paio di ore nel pomeriggio, non esisteva ancora l’ansia da social network, c’erano poche serie tv da seguire, i genitori erano molto meno ansiosi e quindi eravamo tutti molto più liberi di goderci un’estate molto poco sofisticata, ma molto viva.

Ascoltando i tormentoni di quelle estati, per me è impossibile non tornare subito con la mente a tutti quei lunghi pomeriggi passati in cortile a giocare alla qualunque, tornando a casa puntualmente con le ginocchia sbucciate o una maglia rovinata, per poi scendere di nuovo dopo cena a concludere i giochi rimasti in sospeso dal momento in cui le mamme iniziavano a chiamarci dal balcone con urla sovrumane.

Queste canzoni mi aiutano a ricordare davvero tutto: le colazioni passate a guardare Beverly Hills 90210, le mattinate trascorse a fare i compiti sui libri delle vacanze, le ore coricata sul balcone a leggere e rileggere vecchi numeri di Topolino e Lupo Alberto trovati a casa di cugini più grandi o ascoltando audiocassette con il walkman rubato a mio fratello e poi, appunto, le serate sul divano a guardare Festivalbar, dove abbiamo visto cantanti come Cesare Cremonini e Tiziano Ferro appena ventenni – paradossalmente più giovani di me in questo momento – mangiando un Gulp o un Prezzemolo: questa era l’estate per noi, bambini nati negli anni ’90.

Nulla di che, nulla di entusiasmante; eppure la semplicità di quegli anni mi manca molto e tornerei molto volentieri a trascorrere ancora qualche estate così, aspettando di vedere apparire sullo schermo della vecchia tv con tubo catodico quell’enorme girasole simbolo di una trasmissione che con sé portava l’inizio dell’estate.