“Fight Club” è un libro atipico. Anche dopo averlo riletto innumerevoli volte non si può fare a meno di notare qualcosa che prima era sfuggito, una chicca seminascosta tra le righe. È proprio per lo stile che questo libro mi ha conquistata irrimediabilmente. La forza delle parole usate, le immagini che l’autore dipinge con tanta maestria, la scelta perfetta delle espressioni: non ci si può fermare, per quanto la trama possa non piacere la scrittura è tanto fluida da rendere la lettura inarrestabile.

E poi la trama. La trama può non piacere, con tutta la violenza di cui Palahniuk l’ha intrisa. Eppure bisogna ammetterlo, è qualcosa di mai visto né sentito prima, qualcosa di assolutamente geniale. Soprattutto è spiazzante: la sensazione che ci sia qualcosa di strano e di sbagliato pervade il lettore durante tutto il libro, ma il risvolto finale è senza dubbio inaspettato.

La cosa più interessante però, a mio parere, è lo sguardo dell’autore: sì, lo stile è superbo e la trama molto interessante, ma l’interpretazione del mondo da parte di Palahniuk è qualcosa di incredibile. La sua analisi della generazione X è profonda e coglie completamente i problemi che la tormentano; inoltre, la resa e la “compressione” di quest’analisi in un romanzo così intenso è davvero magistrale.
«Volevo ridefinire le categorie in cui sono suddivisi i libri»: così ha risposto l’autore a chi gli ha chiesto a che cosa stesse pensando durante la stesura di questo libro. Senza dubbio ci è riuscito, ha creato qualcosa di nuovo rimodellando la tradizione e aggiungendoci parecchio di suo.

Sicuramente lo ha fatto con ogni sua opera, eppure “Fight Club” ha quel qualcosa in più, qualcosa che gli ha permesso di farsi conoscere praticamente da tutti. Credo che quel qualcosa sia il protagonista: un signor Nessuno, che alla fine è un po’ tutti, che cerca di scappare da una società soffocante, da una vita monotona e sempre uguale. Un uomo qualunque che cade nella spirale del nichilismo senza riuscire ad uscirne, che non può fare altro che infuriarsi quando capisce di non essere «un unico, irripetibile fiocco di neve». Un Tizio che decide di distruggere il passato perché è proprio il passato ad averlo reso quello che è. E questa è la descrizione di ognuno di noi: Jack, il protagonista, è frustrato, arrabbiato e schiavo del proprio passato.

Eppure c’è un punto fisso, che alla fine è il punto fisso un po’ per tutti. Marla, folle e squilibrata, diventa l’unico motivo per cercare di ristabilire un equilibrio. Ed è così, a mio parere, un po’ per tutti: alla fine, l’unico motivo per cercare un equilibrio sono coloro ai quali teniamo. Anche se li abbiamo conosciuti in un momento molto strano della nostra vita.