Ve lo ricordate il primo V-Day? Quello del 2007, il cui fulcro fu Bologna in una assolata giornata di inizio Settembre. Fu il primo grande evento che lanciò gli allora grillini, poi diventati Movimento 5 Stelle anche se di quel soprannome non si sarebbero mai liberati.

Sono passati 12 anni e di acqua sotto i ponti ne è passata eccome.

Andando a rivedere filmati, notizie e post riguardanti quel giorno è incredibile notare come siano cambiate le cose e, soprattutto, opinioni e spirito.

Si trovarono tanti difetti e si fecero tante critiche a quella manifestazione ma fu un evento genuino, sentito e partecipato. Magari davvero Grillo in quel momento voleva candidarsi direttamente come qualcuno gli disse; probabilmente Casaleggio già capiva il potenziale economico di quel movimento, delle sue idee e delle persone che ne facevano parte. Proprio quelle persone, però, erano ancora innocenti, vere e veraci.

Il V-Day doveva essere fondamentalmente una giornata di informazione e partecipazione popolare, una sorta di D-Day dello sbarco in Normandia imbastardita da elementi copiati male dal film “V per Vendetta”. Proprio l’uso a sproposito di elementi presi da quel film, che a sua volta era preso in modo parecchio superficiale dal capolavoro a fumetti di Moore, mi disturbò parecchio all’epoca. Un po’ perché la vedevo come mancanza di rispetto verso uno dei miei fumetti preferiti, un po’ perché non ho mai sopportato la superficialità in politica.

E l’embrione del M5S da una parte si diceva come l’unica vera forza Politica (con la “p” maiuscola!) nuova e profonda, dall’altra sembrava non in grado di comprendere il messaggio, quello sì profondo e Politico, di un fumetto. Ma a parte questo elemento, sul quale peraltro non tutti concorderanno, quella massa di persone ci credeva davvero. Uno degli obiettivi del primo V-Day, cosa che molti scordano, era portare in Parlamento 3 leggi popolari che prevedevano l’ incandidabilità di parlamentari condannati (anche al primo grado di giudizio), il limite di due mandati e la loro elezione diretta. Di queste tre cose, ormai, c’è solo un ricordo sbiadito o meglio un “rumore di fondo”. Ogni tanto rispuntano fuori per poi sparire nel dimenticatoio o, peggio, vengono usati “ad personam” a seconda del caso, soprattutto per quel che riguarda i due mandati o l’incandidabilità per condanne.

Oggi non possiamo non vedere l’importanza storica di quel giorno. Da lì in avanti quel movimento avrebbe mietuto consensi e sarebbe cresciuto fino a diventare il primo “partito” in Italia per poi andare al governo, seppur con un alleato scomodo come la Lega. Ironico pensare a come allora in tanti paragonarono i due movimenti e, in effetti, le somiglianze tra il popolo del V-Day e la Lega Nord degli inizi erano tante: attaccamento al territorio, praticità, voglia di soluzioni concrete, ecc.

E’ anche sorprendente notare come in quella prima giornata ci fossero già tanti elementi che contraddistinguono il M5S di oggi: Grillo e le sue sparate roboanti – “siamo 200 mila!” disse quando erano poco meno di 50 mila – tese a far parlare del movimento, Travaglio che dal palco, con il suo tipico sorrisetto arrogante, si scagliava contro la classe politica con un tot di mezze verità, la parata di vip che si dicevano sostenitori ma in realtà cercavano pubblicità.

C’erano anche cose che nel corso del tempo si sono perse. Penso alle dirette streaming integrali dell’evento, ai banchetti di informazione ma, soprattutto, ai meet-up.

I meet-up sono stati, forse, la più grande perdita del movimento di allora. Nel giro di pochi anni si sarebbero estinti ma già nel 2007 le cose stavano andando male.

Chi negli anni prima aveva avuto la fortuna e la voglia di partecipare ai vari meet-up cittadini sa bene quanto fossero una isola felice del panorama italiano. Piccoli gruppi di persone preparate che trovavano soluzioni attuabili e innovativi a problemi anche complessi. Torino fu un vero e proprio laboratorio di buone idee e ottime persone che non a caso hanno trovato fortuna all’estero.

Il problema dei meet-up fu che non erano “politici” o meglio erano incredibilmente ingenui, pensavano di risolvere davvero i problemi senza far conto con la politica. E infatti quando il movimento iniziò a strutturarsi partirono le epurazioni e in breve i gruppi meet-up modificarono il loro dna, diventando un mero orpello inascoltato o, nei casi migliori, un gruppo onanistico. Quello fu anche il momento in cui personalmente capii che quell’esperienza era finita e sarebbe diventata una roba altra, estranea al mio modo di essere. Non mi sbagliai per niente.

Sarebbe interessante sapere quante di quelle persone che parteciparono al primo mitico V-Day sono rimasti in quello che ora è il M5S e se ancora ricordano lo spirito delle origini. Delle persone che conosco, meno del 10% si rivede ancora oggi in quello. Ma la mia bolla sociale da sola non fa testo. Quello che è certo è che le persone di allora sono cambiate, così come sono cambiate le loro esigenze e le loro situazioni di vita. Quasi mai in meglio, purtroppo. E quello spirito battagliero, indomito e senza macchia si è trasformato in gran parte in un ripetitivo coro di “E allora il PD?” sui social.

Le origini mitiche rimangono tali perché in fondo si fondono con la leggenda, quella non verificata e un po’ facilona, ed è giusto così. Quello che c’è oggi, però, doveva essere il coronamento di un sogno e si sta trasformando in un bagno di sangue. Una decrescita (in)felice. Chissà cosa ne penserebbero i partecipanti del V-Day 2007.