L’estate del 2006 per chi ama e segue il calcio è stato un anno incredibile e difficilmente dimenticabile, perché successe letteralmente tutto e il contrario di tutto.

Anche per il sottoscritto, allora ancora giovane (avevo 24 anni sigh!) tifoso del Toro, quell’anno e quell’estate in particolare la ricordo come una delle più pazze che io abbia vissuto, calcisticamente parlando: reduce 12 mesi prima da un’altra estate indimenticabile ma dolorosissima con il fallimento del Torino subito dopo la promozione in serie A, in quei 12 mesi vidi risorgere dalle ceneri la mia squadra del cuore, cambiare due proprietari in poche settimane, giocare nuovamente un campionato di serie B con i giocatori (perlopiù sconosciuti) acquistati all’ultimo momento, ritrovarsi nuovamente a giocarsi la promozione in serie A allo spareggio andata e ritorno contro il Mantova attraverso una partita finale infinita, fatta di rimonte, urla di gioia e di terrore fino all’ultimo secondo per arrivare all’apoteosi finale e il ritorno dopo un anno dal fallimento in Serie A.

Ma in quei giorni faceva caldo e non soltanto a causa della temperatura estiva. Già nei mesi precedenti avevano iniziato a circolare strane voci ed indiscrezioni, su indagini da parte della magistratura riguardanti il calcio, ma sembrava che tutto dovesse finire a tarallucci e vino (come succede quasi sempre in Italia).

Invece a maggio, proprio durante le ultime giornate del campionato la bomba scoppia, con la pubblicazione sui giornali delle intercettazioni tra i principali protagonisti della Serie A. Sono coinvolti tutti, i massimi dirigenti delle squadre di calcio più importanti, i designatori arbitrali e numerosi direttori di gara, Juventus, Milan, Lazio, Fiorentina nella bufera, dimissioni dei massimi dirigenti di società, della Figc, dell’Aia, della Lega Calcio.

Esplode Calciopoli, uno degli scandali più sporchi forse di tutto il calcio europeo, il calcio italiano venne commissariato, e la squadra maggiormente coinvolta (o che comunque aveva creato un sistema di cui sicuramente hanno usufruito e poi utilizzato anche altre società) era la Juventus che da quel momento vide crollare il suo assetto dirigenziale con il fortissimo rischio di pagare con una retrocessione durissima il suo coinvolgimento.

Questo per farvi immaginare il clima che si vivevano in quei giorni, con noi tifosi del Toro che ci trovavamo a salire in serie A e gli amici cugini a rischio retrocessione, ma questa è un’altra storia.

In tutto questo caos l’estate 2006 era anche quella dei Mondiali, che si sarebbero disputati in Germania.

La nostra Nazionale parte per il ritiro in un clima surreale, alcuni addirittura paventano il ritiro dalla competizione, giocatori delle squadre coinvolte dallo scandalo che non sapevano dove e se avrebbero giocato la stagione successiva, e spesso anche contestati da parte dei tifosi che alla luce delle vicende torbide che emergevano dalle intercettazioni si sentivano traditi e truffati nella loro passione più grande.

Vi dico la verità, io non sono mai stato da sempre un ultrà della nazionale in generale, sono poche quelle che mi hanno veramente emozionato e nelle quali sono riuscito ad immedesimarmi pienamente. Per quanto riguarda quella nazionale, non amavo soprattutto il suo ct Marcello Lippi specialmente a livello umano.

Ma quando la Nazionale gioca i Mondiali (o gli Europei) non sono nemmeno tra quei geni che tifano contro: sono italiano, posso magari non amare tutti i giocatori della mia nazionale o il suo allenatore, ma non capisco per quale motivo se l’Italia dovesse giocare contro la Germania io dovrei tifare per i tedeschi è una cosa che ho sempre trovato idiota. Ma ciò che amo ancora di più di guardare la Nazionale ai Mondiali è l’atmosfera che si crea in quel mese abbondante di partite: ogni giorno, ogni match, diventano una scusa per vedersi con gli amici, pizze, spaghettate, birra a volontà, una grande sagra di paese, dove tutti vanno a casa di uno portando qualcosa, e poi la condivisione, i commenti sui giocatori, le risate…insomma tutto quello che dovrebbe essere il calcio e che spesso non è.

Certo il clima come abbiamo visto non era dei migliori e certamente anche noi appassionati eravamo avvelenati con il calcio italiano che stava mostrando il peggio di se stesso, ma alla fine il Mondiale inizia e i nostri azzurri si presentano ai nastri di partenza.

Come spesso accade quando l’Italia si trova a fronteggiare una situazione disperata è proprio in quel momento che tira fuori tutto il carattere che ha dentro, e senza offesa per nessuno in quella Nazionale di giocatori forti e di carattere ce n’erano erano parecchi: Buffon, Gattuso, Pirlo, Totti, Toni, Cannavaro, Del Piero ecc, insomma la qualità non mancava e i giocatori si son presentati come quelli che non avevano nulla da perdere.

I momenti di quel Mondiale che ricordo maggiormente sono il rigore di Totti all’ultimo minuto contro l’Australia, una partita memorabile (forse quella più emozionante e meglio giocata dai nostri) contro la Germania, e poi naturalmente la finale.

Ricordo molte cose di quella sera: andammo a mangiare a casa di un nostro amico, come al solito, e poi l’inno, il fischio d’inizio, la Francia che ci mette sotto con un rigore di Zidane. Al pareggio di Materazzi (altro giocatore che non ho mai amato fin dai tempi in cui giocava con il Perugia) saltammo tutti sul divano. Puoi avere in antipatia chi vuoi, ma quando giochiamo contro la Francia (come per la Germania) è più forte di me divento patriottico e poi a quel tempo non mi era andata ancora giù la finale degli europei persa all’ultimo secondo qualche anno prima con il nostro Dino Zoff in panchina (che invece ho sempre stimato moltissimo).

Non riferisco le cose che dicemmo tutti alla testata di Zidane a Materazzi perché se scritte, ancora oggi, rovinerebbero definitivamente i rapporti diplomatici (tra l’altro ultimamente idilliaci) tra il nostro Paese e i cugini transalpini.

Alla fine, nonostante il mio pessimismo visto che odio le partite che terminano ai rigori, con l’ultimo tiro di Grosso (quel Mondiale lo giocò in uno stato di grazia incredibile) l’Italia era Campione del Mondo per la quarta volta nella sua storia. Ricordo che andammo in giro per le strade della nostra città in macchina a fare un po’ di casino, con due mie amiche sedute nel bagagliaio aperto, perché la Peugeot 106 del mio amico Lorenzo era piena in ogni ordine di posto.

Ricordo invece con meno piacere gli effetti che la vittoria di quel Mondiale ebbero sul calcio italiano e sugli scandali che stavano accadendo. Come spesso purtroppo accade nel nostro Paese, la Coppa del Mondo appena conquistata venne utilizzata come un velo (nemmeno troppo pietoso) sulle zozzerie che erano emerse, e nonostante le condanne, le retrocessioni (solo della Juve, quando invece anche altre avrebbero dovuto subire la stessa sorte) e i processi, il calcio italiano invece di mettere un punto, e fare tabula rasa di tutto quello che non andava riformandosi veramente, si è solamente restaurato, con tantissimi personaggi allora coinvolti che ancora oggi fanno parte di quel circo, con una Nazionale che da Campione del Mondo è involuta talmente tanto da essere esclusa dagli ultimi mondiali in Russia, e con un movimento che continua ad avere i soliti problemi di un tempo, con la differenza che il nostro campionato rispetto ad allora, risulta molto meno prestigioso rispetto ai principali tornei d’Europa.