Ricordo un Natale di parecchi anni fa, quando Netflix ancora non poteva consigliare i classici film natalizi per famiglie. Un’amica mi aveva prestato alcuni dvd e fu così che scoprii uno dei film che avrebbero lasciato il segno nella mia testa di adolescente.

“L’attimo fuggente” o traducendo il titolo originale, “La setta dei poeti estinti”, è uno dei capolavori del regista Peter Weir (ricordate “The Truman Show”?). Questo è il film che ha consacrato l’attore Robin Williams, scomparso nel 2014, nel ruolo iconico del Professor Keating, l’insegnante sui generis che spingeva gli studenti a tirar fuori il loro talento e a non omologarsi alla massa.

Il film è ambientato in un collegio maschile del Vermont, verso la fine degli anni ’50. Un ambiente e una cultura chiusi, in cui lo spazio per la libertà di espressione nei giovani studenti non era contemplato.

In questo ambiente rigido si inserisce l’arrivo del Professor Keating, che rivoluziona la didattica a cui erano abituati gli studenti spingendoli per la prima volta a mettere in discussione il percorso già deciso per loro dalle famiglie, e innescando la dinamica che porterà al finale drammatico del film.

L’attimo fuggente ci ha regalato tante scene memorabili. Dal “O Capitano, mio Capitano”, in cui gli studenti salgono sui banchi in onore del loro professore, al “Carpe diem ragazzi, rendete straordinaria la vostra vita!”.

A distanza di anni da quel pomeriggio di Natale, “l’attimo fuggente” rimane ancora nella mia memoria come uno dei film capisaldi della mia formazione. E, anche da più adulta, mi scopro a sentire la mancanza di un Professor Keating che mi sproni ogni giorno ad apprezzare il valore della poesia e a guardare il mondo sempre da angolazioni diverse. Forse è anche questa la bellezza di questo film.