Come tutti i ragazzi non molto propensi all’interazione con i coetanei, la mia adolescenza è stata scritta con carta, inchiostro e continuo proroghe di prestito chieste alle povere bibliotecarie della mia città.

I libri scorrevano come se ogni singolo battito di ciglio fosse da evitare per non rischiare di perdersi l’ennesimo capitolo di una saga fantasy mediocre ma dalle copertine belle da far schifo. Il fantasy, è sicuramente questo il genere principe della mia carriera da lettore incallito. Affascinato dalla trilogia del Signore degli Anelli fin da bambino, non potendomi alle elementari confrontarmi con un monolite come Tolkien, ricordo di aver iniziato a vagabondare nella sezione giovani adulti, afferrando senza nemmeno pensare il primo romanzo abbastanza spesso e che avesse un drago o nel titolo o sulla copertina.

Sì, i draghi erano chiaramente il mio metro di valutazione. Niente draghi, pessimo prodotto. Nonostante ciò, non è un drago ad aver conquistato il trono di libro più importante della mia infanzia/adolescenza, bensì un Elfo, nemmeno trovato in una biblioteca ma avvolto in un pacchetto sull’uscio di casa. Il giorno del mio decimo compleanno, la mia vicina di casa che conosceva il mio precoce ardore letterario mi regalò un libro fresco fresco di edizione, l’Ultimo Elfo di Silvana de Mari.

Subito controllai che da qualche parte ci fosse un drago e una volta individuatolo nello sfondo sul retro della copertina decisi che sarebbe stato un libro degno di lettura. Parlare della trama dell’Ultimo Elfo è molto semplice, in quanto libro adatto e diretto ai ragazzini. Yorsh, piccolo Elfo sperduto in una terra governata da un tiranno crudele, fa amicizia con un uomo e una donna tanto diversi da innamorarsi e parte con loro per quello che non sa di essere il viaggio del suo destino. Lui, l’ultimo Elfo, raggiungerà su un vulcano Erbow, l’ultimo Drago, mio primo grande amore draghesco. Insieme dovranno trovare la loro strada, intrecciandola con un gruppo di bambini orfani e adattandosi ai vari sacrifici che questo viaggio comporta.

Ciò che più mi fa scaldare il cuore al solo pensare a questo libro non è tanto la trama, degno di un classico fantasy senza lode o infamia, ma la dolcezza con la quale è stato scritto. Ogni singola parola è una goccia di miele che va assaporata lentamente e per tutto il romanzo è possibile odorare e percepire ogni singolo ambiente in cui i protagonisti devono districarsi, dall’odore intenso della terra bagnata durante un acquazzone alla polvere alzata dai carri in città per finire ai soffi sulfurei di un vulcano.

La storia si presenta con un finale apparentemente chiuso ma si sa, nulla è chiuso se presenta una possibilità economica futura, e ciò ovviamente è valso anche per Silvana de Mari, l’autrice che ha scritto altri libri appartenenti al ciclo dell’Ultimo Elfo ma assolutamente non al suo livello a mio dire. È proprio a lei, a Silvana de Mari, che dedico questa riflessione finale che non leggerà mai. Sulla prima pagina del romanzo ci sono solo luci, niente ombre: premi vinti, si comprende bene la gioia nel vedere questo piccolo gioiello prendere vita.

Ora basta parlare in generale, procediamo per citazioni. “[Silvana de Mari] qui illumina di tenerezza e di pietà un piccolo Elfo emarginato come “diverso”, che potrebbe essere l’ultimo della sua specie”. Parole meravigliose. Ma qui di seguito cito anche le informazioni che con il tempo ho raccolto su questa autrice a cui sono molto riconoscente. Sostiene Wikipedia, da me confermata dopo ulteriori ricerche, “A partire da fine 2016 [Silvana de Mari] ha espresso posizioni critiche verso l’omosessualità, […] nei confronti delle famiglie che non appartengano a un modello tradizionale e contro l’aborto gratuito anche per le vittime di violenza sessuale”. E ancora, “De Mari nega l’esistenza dell’omosessualità e a gennaio 2017 sul suo blog ha sostenuto l’omofobia come diritto umano. […] Nel corso del 2017 ha definito le associazioni LGBT “criminali contro l’umanità.”

Silvana, creatrice del mio gioiello d’infanzia. In quale punto del romanzo la diversità dell’Elfo si trasforma nel forcone da cui lui stesso cerca di sfuggire per salvarsi?