Immaginate una società normale, ma che all’improvviso viene colpita da un’epidemia di cecità, dove l’elemento principale non è il buio, cui di solito si potrebbe pensare, ma un bianco candore che illumina permanentemente ciò che rimane dei propri occhi. In tutto come vi agireste?

Saramago cerca di indagare proprio questo e attraverso l’assurdità di una distopia di questo tipo, descrive la società moderna, fondata sull’individualismo, sulla scarsa capacità collaborativa, sull’egoismo e sulla tendenza ad agire solo in tutela del proprio interesse come se ci si distaccasse dalla società collettiva per trasformarsi in una comunità di individui.

Questa trasformazione trova nel governo un consistente partner che si piega all’imperante egoismo diventando uno dei principali sostenitori con forme di aiuto individuali e non più nell’interesse collettivo. In tutta questa distopia, ultimo baluardo di resistenza è costituito da una donna, moglie dei primi contagiati, che cerca di riportare i benefici del collettivismo al centro.

La bellezza del libro passa proprio da questo: descrivere una realtà nascondendosi dietro all’assurdo e in questo trovare il senso di una società: collaborazione e collettivismo, piuttosto dimenticate nel mondo attuale.