di Marta Vaschetti

(ATTENZIONE: SPOILER!)
L’autrice parla di una protagonista che un po’ le somiglia: fa la scrittrice e si chiama Chiara. Tutto comincia con la fine. La fine di un amore, cominciato tra i banchi di scuola e durato la metà della sua vita, e la fine del lavoro, l’avevano da poco licenziata dal settimanale per cui scriveva. Il tutto condito da un’abitazione che non le piace in una città che le piace ancora meno.

Chiara era nata e vissuta a Vicarello, piccolo borgo fuori Roma. Lì la sua vita aveva un senso in quanto c’erano i suoi genitori che abitavano ad un orto di distanza, c’era la casa in cui era cresciuta e tutti i suoi più bei ricordi, le sue più grandi cavolate e le sue prime volte. Dove stava adesso, da un annetto, era il quartiere Parioli di Roma: caotico, grande, confusionario ma soprattutto nuovo. E a Chiara non piacciono i cambiamenti.

Fatto sta che suo marito, durante un viaggio a Dublino, la lascia per una nuova fiamma, mentre il suo capo la licenza e le toglie la rubrica “I pranzi della Domenica” sul settimanale per il quale scriveva per sostituirla con “La posta del Cuore”.

A lei cosa rimane? Niente! E per quasi un anno va dalla terapeuta a parlare di suo Marito e di quanto lei stia male, parla con i suoi amici e con le sue amiche di quanto stia male e di suo Marito.. parla e si lamenta, si lamenta e parla.. insomma soffre un casino per la sua vita che in un attimo è andata in frantumi: tutte le certezze sono volate via.

Fino a che, il 3 dicembre la sua terapeuta, la dottoressa T., le propone un gioco: Dieci Minuti. Ogni giorno per un mese deve fare per dieci minuti qualcosa mai fatto prima.

Un po’ perché non aveva niente da fare, un po’ perché non aveva niente da perdere comincia il gioco. Un giorno si fa mettere lo smalto fucsia sulle unghie delle mani e dei piedi dall’estetista (mai messo lo smalto, se non nero, in vita sua), un giorno cammina all’indietro per la piazza, un giorno impara a guidare, un giorno legge Harry Potter, un giorno si veste da Babbo Natale, un giorno prepara pancake (mai e poi mai aveva cucinato), un giorno ricama… e così via. Nel frattempo si riscopre, riscopre i piaceri della vita, riscopre le amicizie, riscopre i suoi genitori e scopre i vari negozi a cui non aveva mai fatto caso in quella grande e caotica città. Scopre com’era veramente il suo rapporto con suo Marito, i suoi difetti e che era sopravvissuta alla sua grande tragedia. Ma soprattutto, e finalmente, scopre che non vuole più stare con lui e ricomincia a vivere pienamente la sua vita.

Questo libro, ad essere sincera, mi era stato regalato non so in che anno e non so da chi. Però a questa persona sono grata in quanto mi ha fatto riscoprire una verità assoluta che lega tutti noi esseri umani: siamo esseri “monotoni”, la maggior parte della nostra vita la viviamo sul sicuro in modo da non uscire fuori dalla nostra zona di comfort. Progettiamo una vita che debba seguire lo schema che ci siamo imposti perché sappiamo che se succede qualcosa di inaspettato potremmo soffrirne.

E quando capita, e soffriamo di questa novità guardando solo il rovescio della medaglia, abbiamo bisogno di un libro come questo, di una dottoressa T. che ci sprona a guardare il mondo con occhi nuovi, a giocare anche solo per Dieci Minuti al giorno per poi scoprire che la vita è fatta di cambiamenti e questi cambiamenti sono la vita.