Negli ultimi tempi, l’importanza dei meme su Facebook e sui social in generale è cresciuta in modo esponenziale.
Diciamo che, se non si seguono attentamente gli eventi, può capitare di vedere prima il meme di un fatto accaduto realmente piuttosto che la notizia vera.

Smanetto abbastanza online per cercare news e notizie, ma perdersi tra i servizi degli inviati a Genova per il crollo del ponte Morandi è stato così facile che la gaffe della giornalista Sky con il sindaco genovese mi è arrivata prima da Facebook, con rivisitazioni molto esotiche.

Ora, questo è stato un errore che ha coinvolto un personaggio pubblico e una giornalista, quindi abituata ai riflettori. Ma se invece capitasse ad una persona qualunque di diventare un meme a sua insaputa?

E’ quello che è successo ad un ragazzo torinese, che ha visto pubblicare una sua foto di 11 anni fa con la bandiera del Partito Comunista, associata a frasi goliardiche sulla stessa nel migliore dei casi, ma anche a pesanti insulti e minacce.
Segnalare la foto e richiederne la rimozione agli Admin delle pagine su cui è comparsa non è servito a risolvere la questione.

Le pagine sono tutt’altro che prive di seguito; “Il Superuovo”, “Sinistra, Cazzate e Libertà” sono solo due delle principali pagine su cui il meme ha viaggiato. Come Jacopo racconta in un’intervista al Corriere (https://www.corriere.it/…/social-storia-jacopo-lanza-ecco-c…), ormai la foto è online e quindi estirparla risulta praticamente impossibile.

Comparsa per la prima volta su Wikipedia, pubblicata da un’attivista in relazione ad un suo articolo, è diventata di dominio pubblico, senza alcuna minima autorizzazione da parte dell’autore. Pensando a come si è arrivati dalla foto al meme, viene in mente Branduardi e la sua fiera dell’Est.

Tralasciando le varie vicende intraprese da Jacopo che, attenzione, non ha mai personalmente pubblicato quella foto, ma anzi non ne conosceva nemmeno l’esistenza prima del suo improprio utilizzo, è necessario soffermarci sulle conseguenze.

Una foto scattata oltre 10 anni fa, può influenzare il suo futuro?

In questi tempi di “Wi-Fi e raccolta” decisamente si; se si fosse in grado di dissociare il volto della persona dal meme in questione, il problema non avrebbe senso di esistere, ma fondamentalmente tutto ciò è molto complesso.

In fin dei conti, una persona normale, che vive lontano dai riflettori, non ha nessun vantaggio a diventare portabandiera di messaggi non suoi, soprattutto se non condivisi.
Risulta chiara da questa vicenda la facilità con cui si può perdere la proprietà della propria immagine, vedendo la propria faccia usata da sconosciuti, a nostra insaputa, per creare ironia (nel migliore dei casi i classici meme sull’ideologia comunista), ma anche per prendere di mira una corrente politica o altre persone reali (la foto è stata anche associata al G8 e alla figura di Carlo Giuliani).

Il cammino opposto è tutt’altro che semplice; se anche l’immagine venisse rimossa di Wikimedia e da tutte le pagine Facebook, quanto tempo passerebbe prima di rivederla pubblicata su qualche social?

Tutti noi abbiamo bene in mente le basi di numerosissimi meme, spesso leggendo una notizia ci viene in mente subito quale base sarebbe adatta per trasformarla in un fatto divertente.

Ma se un giorno fosse la nostra faccia a diventare il meme di qualcun altro, rideremmo ancora?