Nell’era delle chiacchiere, del “tutti valgono uno” e quindi ognuno può dire la sua, ma soprattutto dello sproloquio senza cognizione di causa e senza la minima verifica delle fonti, l’importanza delle persone non si valuta più sui meriti oggettivi e sulle cariche ricoperte, bensì sulla dimensione della nube di parole che riesce a catalizzare attorno a sé. Sulla mole di critiche sul suo operato. Sulle raffigurazioni epiche dei suoi traguardi. Sulla massa di “opinioni” che vengono generate.

E’ grazie a tutto ciò che ho finalmente compreso l’importanza di Sergio Marchionne.

Un’interminabile estrema unzione si è scatenata sui display di ogni computer, tra le righe di ogni giornale. Chi è accorso ad elogiarne l’operato industriale, chi a raffigurare la spietata lama che ha decimato il numero di dipendenti della Fiat.

Altri, forse perché dotati di più tatto, o semplicemente perché consci della oggettiva difficoltà nel valutare una figura professionale così controversa, hanno provato a remare un po’ controcorrente, puntando la loro attenzione su tutto ciò che per Sergio Marchionne non era il lavoro. Hanno provato a chiedersi “Come sarà stata la vita dell’amministratore delegato di FCA in questo decennio (abbondante) di attività?”, “Avrà dei rimpianti?”.

Ecco, soprattutto per la mia oggettiva incapacità di valutarlo sul piano professionale, anche io vorrei provare a farmi queste domande e, se possibile, a trarne una qualche lezione, fingendo di raccontare una favola e, quindi, con l’obbligo di spremerne fuori una morale.

Pare che negli anni in cui ha ricoperto il ruolo di AD, Marchionne, abbia dormito circa tre ore a notte e fumato (si stima) un centinaio di sigarette. Al giorno. C’è pure chi ha provato a quantificare quanti soldi guadagnasse al secondo, ma questo è un dato che non mi interessava ricordare e, infatti, non ricordo. Ho salvato l’appunto “un casino” e tanto mi è bastato. Anche il numero di volte che una sua fotografia è comparsa in prima pagina sul giornale l’ho scordato. Come la sfilza di eventi esclusivi al quale ha partecipato, gli onori ricevuti in giro per il mondo, le lettere minatorie a lui indirizzate, gli applausi scroscianti, le interviste rilasciate, le cene offerte. Qualcuno, di certo le ha contate. Non io, e credo nemmeno lui.

E credo anche che, in questo momento, a così poca distanza da una pensione d’oro maturata con anni gratificanti sì, ma vissuti in una condizione ben distante dal concetto stesso di “vita”, gliene importi davvero poco di tutti quei numeri. E credo che ne stia contando di ben diversi. Secondo me starà contando quante sono state le occasioni perse. Quante domeniche sul divano a non fare un cazzo, quanti pomeriggi trascorsi a passeggiare, quante sere a litigare con il tizio dell’IREN che chiama sempre alla stessa ora, quante volte è tornato indietro al supermercato perché nel tragitto ha rotto le uova. Ecco, queste sono cose che, credo, ora starà contando.

E le conta anche per noi.

Perché è bene che capiscano tutti, sia i suoi fedeli che i suoi nemici, che Sergio Marchionne può essere utile a tutti noi in questo momento. Può obbligarci a fermarci un secondo ad osservare noi stessi e come stiamo gestendo la nostra vita, sempre alla rincorsa del meglio, del “di più”, dell'”ancòra”. Non stiamo certamente correndo per raggiungere i 100 milioni di stock option, ma magari quel 30 all’università, quel cliente in più, quella promozione. Ma la domanda è: perché? Siamo davvero sicuri che sia necessario, che sia davvero ciò che ci farà stare meglio? Oppure rischiamo anche noi, proprio come lui, di non arrivare al momento in cui (se mai accadrà) ci fermeremo per goderci tutto?

“Tanto domani torneremo a fare quello che facevamo oggi”, mi è stato detto. Ed è una crudele e atroce verità. Probabilmente io stesso domani mi sarò già dimenticato di cosa sto digitando in questo momento. Vivo, però, con la speranza di trovare, di identificare, quello che per me è il limite, oltre al quale non mi è sano andare, conquistare vedere. Spero di capire quando sarà il momento di prendere una sedia, sedermi e guardare cos’ho accumulato alle mie spalle. Spero di avere ancora la vista buona per vedere tutto, le orecchie per ascoltare tutto, la salute per godermi quel po’ di buono che ho accumulato.

Ma domani no, perchè domani devo necessariamente fare quello che facevo oggi.