Attaccare l’ex felpato – oggi incravattato – è perfettamente inutile. Lo aveva promesso in campagna elettorale ed è (anche) per questo che gli italiani lo hanno premiato alle elezioni. Insediatosi finalmente al Governo dopo una vita in vacanza, Mister Ruspa non sta che mettendo in pratica uno degli unici due punti del contratto stipulato con i 5Stelle: fuori i negher ed uscite i soldi del reddito di cittadinanza. Il primo, appunto, facilmente applicabile da subito: lo stiamo vedendo in queste ore con il caso Acquarius. Basta un semplice tweet, alla maniera trumpesca. Il secondo, purtroppo, è destinato ad essere rimandato nei secoli al grido di “I poteri forti di Bruxelles ci hanno messo i bastoni tra le ruote”. Ma questa sarà un’altra storia.

Salvini, dicevamo. La spumeggiante inaugurazione di quello che sarà il nuovo corso della gestione immigrazione non ci stupisce. E dimostra, casomai ce ne fosse bisogno, chi è il vero commander in chief del Governo gialloverde. E anche qui, nessuna novità. L’ex concorrente di Doppio Slalom e il Pranzo è Servito è uomo scaltro e di esperienza: d’altronde, diventa consigliere comunale quando ancora Di Maio ha i calzoni corti. Il futuro Capitano ha toccato da vicino il passaggio dalla Prima Repubblica alla Seconda e alla Terza, conosce trappole, scappatoie e trucchi del mestiere. Ed è un numero 10 della comunicazione, tanto da far innamorare pure gli ex comunistacci alla Claudio Amendola. Il pronostico più diffuso è che Salvini e le truppe leghiste, alla fine, si mangeranno in un boccone i debuttanti grillini, meno navigati rispetto ai soci di governo. E si arriverà inevitabilmente allo scontro e al divorzio.

Non abbiamo ovviamente le virtù divinatorie di Piero Fassino, ma che gli atti di forza del Capitano verde – immediati e di grande appeal mediatico, un autentico viagra per aumentare i voti e lasciare al potere gli ex discepoli del Dio Po per decenni – rischino seriamente di oscurare la nemesi Di Maio, cui toccherà il lavoro sporco trattando con aziende, sindacati ed Unione Europea, è più di una possibilità. Però, ci hanno fatto capire Gigi e Matteo, ogni azione del Governo è condivisa in toto, come ogni matrimonio che si rispetti. Pertanto, considerato l’assenso dato dai 5Stelle al #chiudiamoiportisalviniano – twittato dal pc che forse era appoggiato sul Vangelo simbolo di tante crociate e lo nascondeva alla vista – la conclusione che traiamo è che sulla vicenda Acquarius – se la cattiva Malta non vuole quei 629 poveracci in mare, bimbi e donne incinte compresi, sono cazzi loro, mica nostri – siano perfettamente d’accordo (la maggioranza, perlomeno: al momento l’unico che ha provato a smarcarsi è Fico).

Benissimo. L’importante è saperlo. Perché dei 5Stelle è sempre complicato afferrare le autentiche posizioni: negli anni, in sostanza, hanno detto tutto e il contrario di tutto. Lo stesso Grillo ha più volte indicato il Movimento oscillante tra sinistra, centro e destra a seconda dei temi e del momento. Un enorme calderone capace di soddisfare ogni tipo di palato, che poi è fondamentalmente il segreto del loro successo. Cosicché stavolta va bene l’espressione alla Negan di The Walking Dead di Salvini sui social. In futuro, chissà, potrebbe tornare buona l’anima terzomondista del Di Battista e la sua lunga esperienza con i rifugiati. E perché no, per il dopo Mattarella, rispolverare persino l’idea di candidare un noto razzista Gino Strada, il nome sul quale i grillini puntavano per la presidenza della Repubblica nel 2013. Cinque anni fa. Un’altra era.

PS. E’ nei cinema il nuovo Jurassic World, l’ennesimo capitolo con protagoniste le creature estinte riportate alla vita. No, non c’è nessuna scena dove si vede il PD. Però il sottotitolo del film, il Regno Distrutto, lo richiama fortemente.