parasol-425110_640Anche quest’anno, di nuovo lei: l’estate. Più puntuale dell’herpes labiale al primo appuntamento con il ragazzo che brami da una vita. Più devastante dei pranzi a casa della nonna, anche perché è proprio con quelli che ti tocca fare i conti, adesso. Io questi tre mesi dell’anno li odio profondamente. Tipo che vorrei indire un referendum per poterli abolire, puf! spariti e non se ne parli più.

Voglio dire, a quale persona mentalmente sana può piacere questa parte dell’anno?

Il tormentone dell’estate, rigorosamente in spagnolo, segna drasticamente un punto di non ritorno: il caldo afoso, il nuovo singolo di Jovanotti, l’antiestetica pezzatura ascellare, il trucco che si scioglie non appena osi allontanarti dal ventilatore, gli inviti agli eventi che solitamente propongono un aperitivo in spiaggia, al bar, in piazza, nella piazza che è stata trasformata in una spiaggia…, i saldi, durante i quali puntualmente la tua taglia non c’è mai (e allora cosa li proponete a fare?), la prova costume.

Eccola lì, l’infame: la prova costume. Un punto fisso nelle cause delle crisi di panico femminili estive, ormai riconosciute anche dal DSM IV (manuale diagnostico e statistico per i disturbi mentali, ndr). I maschi ne rideranno, ignorando il dolore e l’ansia che provoca l’idea di stare in spiaggia con un micro pezzetto di stoffa sintetica sulla pelle. Perché le case produttrici di questi strumenti del diavolo, volgarmente chiamati costumi, vi mostrano donne statuarie, toniche, lisce come anguille. Ma la verità è ben altra, cari miei.

La verità è che la giornata al mare per una ragazza è un trauma, da sempre. Non parliamo poi di un’intera settimana o anche più, trascorsa in spiaggia, per carità. Una donna, più o meno in quello che crede essere il fiore dei suoi anni (illusa…), ogni stramaledetta estate si ritrova a fare i conti con:

1. i peli: perché l’amica (o il fidanzato che meriterebbe la decapitazione immediata) che ti propone di fare una giornata al mare, senza concederti quel periodo di preavviso che va dai dieci ai venti giorni per permetterti di digerire la notizia, c’è sempre. E tu non sei preparata, perché si sa che in inverno la pelliccia ci aiuta a stare al calduccio, e ora sembri la sorellina di King Kong. E allora giù di lametta, dato che ormai è troppo tardi per una seduta masochista dall’estetista. E ti ritrovi con tagli ovunque, che, a contatto con l’acqua marina, bruciano così tanto che ti fanno credere che a questo punto marchiarti a fuoco potrebbe essere addirittura piacevole.

2. la scelta del costume. E tu lo sai benissimo che anche quest’anno la natura ti ha voluta piatta come una sogliola, e mentre le donne-copertina sfoggiano decolté da brivido, gli unici brividi che senti tu sono quelli dovuti all’imbarazzo del dover comprare il pezzo superiore nel reparto bambine. E il resto? La moda ogni anno lo richiede più striminzito: adesso, per esempio, va di moda la brasiliana, che presuppone che tu abbia un fondoschiena piccino e sodo, come quelle stronze delle sud americane. Giusto per ricordarti che anche quest’anno tu e la palestra vi siete tenute eccessivamente a distanza.Spiaggia_estate_capo_d'orlando

3. l’assoluta mancanza di forma fisica, a meno che per “forma” non si intenda quella del panda asiatico, e allora forse potresti avvicinarti. La pancetta, le maniglie dell’amore, le cosce grosse, che riuscivi a nascondere con trucchi mica male (si ringrazia l’inventore dei pantaloni dotati di push up per averci donato la possibilità di illudere i possibili partner almeno fino al secondo appuntamento), e che ora sei costretta a mostrare, tanto che cominci a rimpiangere bei tempi in cui, da bambini, ti si copriva con la sabbia, lasciando solo la testa in superficie.

4. i capelli, che per il caldo tieni legati, e inevitabilmente vieni confusa per una casalinga disperata alle prese con le pulizie di Pasqua.

5. l’abbronzatura mai uniforme, le ustioni, l’eritema solare, il colore aragosta che ti fa brillare di luce propria per una settimana. Che poi tanto, dopo appena qualche giorno, inizierai a perdere pezzi di pelle come un tristissimo serpente, ma non tutta insieme e in maniera omogenea –non sia mai!–, ma a pezzettini sparsi, quel tanto da farti assomigliare ad una borsa di Prima Classe e far ingelosire Alviero Martini per la tua originalità.
Che poi, magari qualche uomo riesci anche a farlo girare mentre cammini sulla spiaggia, cercando di non far notare che ti stai ustionando le piante dei piedi per la sabbia bollente; ma il dubbio che ti stia squadrando per interesse, o perché sei l’unico essere femminile che vede dalla prima guerra punica, rimane.

Chiamatemi quando questa tortura cinese sarà finita. Sarò quella che saltellerà soddisfatta sotto il temporale estivo, vestita e felicemente coperta.