Questa è LA domanda che da alcuni giorni sta girando, paradossalmente, nel social network più famoso, amato ed utilizzato (se state leggendo questo pezzo probabilmente ci siete dentro pure voi) di sempre. Tutto nasce da un articolo del New York Times a firma del filosofo S. Matthew Liao nel quale l’autore si chiede se dovremmo fare la scelta morale di disiscriverci da Facebook. Le sue ragioni sono puramente etiche/pratiche: stando su Facebook facciamo del male a noi stessi perchè inevitabilmente confrontiamo la nostra vita con quella degli altri e, per motivi puramente percettivi, ne usciamo sempre sconfitti, anche quando la realtà, magari, è molto diversa; allo stesso tempo stiamo dando linfa vitale ad una società che ha dimostrato di lasciare campo aperto ad iniziative politiche che indeboliscono le democrazie occidentali e non(vedi gli scandali Cambridge Analytica e la prolificazione delle fake news durante periodi elettorali).

Vi consiglio di leggere l’articolo nella sua interezza e trarre le eventuali conclusioni voi stessi. Quando si parla di etica, la discussione non è mai semplice essendo argomento delicato e molto personale. Qualche riflessione, però, si può comunque fare.
Facebook è effettivamente una società privata che in passato ha fatto azioni molto poco ortodosse in nome del profitto. Bisogna però capire che un colosso così si tiene in piedi solo se può contare su un flusso di soldi importante e costante. Soldi che pagano stipendi, finanziano la ricerca e non solo. Quando ci sono di mezzo i soldi, lo sappiamo, spesso gli agnelli si trasformano in lupi e in Facebook i lupi non sono mancati di certo.

I recenti “FacebookLeaks” ci hanno dato le prove, Mark Zuckerberg e alcuni suoi manager sono stati spesso e volentieri “distratti” da altro: famiglia, vacanza o bustarelle che fossero. Bisogna anche capire che comunque Facebook rimane un mezzo, uno strumento, un “campo da gioco” nel quale le informazioni passano e rimangono. Non è lui il creatore dei contenuti ma lo sono nel 99% dei casi gli utenti. L’annosa discussione sulle responsabilità dell’uno e degli altri non è ancora conclusa e non lo sarà di certo a breve. Facebook stesso è poi “vittima” del suo successo: così grande e così utilizzato da non poter materialmente controllare tutto quello che viene pubblicato. Il traffico dati è immenso (solo stimabile) e i bot utilizzati per il controllo a tappeto sono poco efficaci per i presenti limiti tecnici. Inoltre, perlomeno negli Usa, c’è la spinosa questione del diritto di parola e di espressione, nelle cui pieghe più grige si nascondono gli estremismi.

Tutto ciò detto, c’è poi da considerare anche la parte pratica della questione. Lasciare Facebook potrebbe non essere così semplice perchè oggi il social network è utilizzato per molteplici scopi. Basti pensare quanti gruppi/pagine ogni utente segue: dai gruppi cittadini a quelli delle proprie passioni, passando per le news in tempo reale, le pagine “ricreative”, i meme. E’ vero che all’interno di alcune di esse si possono annidare, e si annidano, estremismi, odio e tutta quell’accozzaglia di elementi tossici tristemente noti alla cronaca di tutti i giorni.

E’ altrettanto vero che però sono una parte percentualmente minoritaria rispetto alla gigantesca mole di pagine/gruppi corretti e “puliti” che permettono a molte persone di coltivare le loro passioni e scambiare idee e informazioni. Anche le news più propriamente dette, attraverso Facebook, raggiungono molte più persone e in breve tempo. Forse il problema è che per tante persone Facebook è diventata la loro unica fonte di informazioni e che non sappiano discernere tra fake news o meno (solito discorso già ampiamente trattato). Anche solo la nostra umile pagina veicola settimanalmente a migliaia di persone notizie, spunti di riflessione e informazioni in generale. Senza Facebook noi non esisteremmo, almeno non in questo “formato” e non con questa visibilità.

Insomma, possiamo fare tutte le discussioni che vogliamo su etica, possibilità e opportunità riguardo a Facebook ma, al momento, è difficile pensare alla sua chiusura o a una disiscrizione di massa. Le nuove generazioni lo stanno già snobbando in favore di altre piattaforme (vedi Instagram che però è sempre di Facebook) ma non c’è la stessa condivisione degli stessi contenuti. I social sono ciclici e prima o poi anche Facebook verrà superato come è capitato a MySpace, per fare un esempio. E’ però la prima volta che uno strumento del genere è diventato così capillare e utilizzato e la storia ci insegna che non si va mai “indietro” ma ci si evolve. In che direzione lo faremo noi non è al momento prevedibile.

E’ però abbastanza prevedibile che finché non ci sarà uno strumento alternativo a Facebook difficilmente verrà abbandonato. E se piattaforma alternativa sarà, probabilmente lo sarà nella forma ma molto simile nella sostanza: è la condivisione dei contenuti, seri o faceti che siano, la forza del social network. Subentrano poi a stretto giro le altre feature come la comodità d’utilizzo, l’abitudine, la stabilità del sistema, ecc. E non stiamo ancora considerando tutti quelli che su Facebook o tramite esso ci hanno costruito un lavoro vero e proprio: negozi, siti, content creator, artigiani e chi più ne ha più ne metta, che si troverebbero senza un posto virtuale dove esporre i prodotti e se stessi.

In conclusione siamo sempre alle solite: sarebbe bello sbarazzarsi di Facebook come se niente fosse ma nella realtà le implicazioni pratiche sono più di quelle a cui di solito si pensa. Esiste però una via di mezzo, un uso più consapevole (e magari minore) del social. Non dare visibilità alle stupidaggini o alle cose tossiche e “premiare” i contenuti più meritevoli. Limitarsi a rimanere in contatto con qualche amico lontano senza escludere qualche telefonata o, perché no, una lettera di tanto in tanto.

Un giorno ci staccheremo da Facebook o magari sarà lui che si “staccherà” da solo. Non è oggi quel giorno.