dj fabioIeri mattina Fabiano Antoniani, in arte Dj Fabo, è arrivato consapevolmente alla fine della sua storia. Una fine che ha scelto lui stesso, mordendo il pulsante che ha attivato l’immissione del farmaco letale. Un gesto pienamente consapevole che, però, ha dovuto compiere lontano da casa sua, in Svizzera, perché in Italia non esiste ancora una legge che tuteli e permetta l’eutanasia a chi ha deciso che, piuttosto che continuare a vivere una vita non più autonoma – una vita che lo stesso Fabo, non potendo più vedere né muoversi da anni, ha definito “un inferno” – preferisce scegliere di scegliere per sé, anziché lasciare l’ultima parola sulla propria vita allo Stato.
Come ha scritto Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni – che da anni si muove per sensibilizzare e per ottenere risultati concreti su questa importantissima tematica – che ha accompagnato Fabo in Svizzera e che, insieme alla famiglia, gli è stato vicino fino all’ultimo momento sostenendolo nella sua coraggiosa scelta, «Fabio ha scelto di andarsene rispettando le regole di un Paese che non è il suo».
Oggi Cappato è andato ad autodenunciarsi per aver supportato Fabo in questa importante e complessa scelta e rischia fino a 12 anni di carcere, perché in Italia chi aiuta le persone che si ritrovano a vivere un inferno interiore, bloccati nel proprio corpo, vengono ritenute “istigatrici al suicidio” e, quindi, commettono un reato. In Italia, dunque, nel 2017 non si può scegliere cosa fare della propria vita e, in più, quando si sceglie di farlo ricorrendo a soluzioni estreme come quella di Fabio, le persone che sostengono questo diritto rischiano la galera.

È in questo contesto che si inserisce il delicato tema del libero arbitrio.
Perché di questo si tratta, di libera scelta dell’individuo, di poter prendere decisioni sulla propria vita liberamente, senza che nessuno si senta in dovere di giudicare e indicare agli altri cosa farne o cosa non farne della loro vita. Non si parla di scelte che possono nuocere alla vita di altre persone, si tratta di scelte rivolte esclusivamente alla propria persona, alla propria vita. Questo è il libero arbitrio e qualsiasi polemica in merito non dovrebbe minimamente sussistere, in quanto nel 2017 non si dovrebbe assolutamente più discutere su questo diritto fondamentale, ma purtroppo non è ancora così, almeno non in Italia.adinolfi

Infatti, nonostante ci sia stata una larga parte di italiani che ha compreso tutto questo, che ha sostenuto il coraggio di Fabo e che a gran voce chiede allo Stato di intervenire sul tema dell’eutanasia, purtroppo ci sono state anche tante persone – tra i nomi “illustri” Mario Adinolfi e Costanza Miriano – che hanno tuonato contro la decisione che lo ha portato a finire la sua vita in Svizzera, sostenendo che così si fa solo il gioco delle famose lobby – che guadagnano sulla disperazione degli uomini e che si fanno pagare per uccidere, secondo loro – e sostenendo chi dice che la sua non è affatto una scelta coraggiosa, perché coraggioso è chi sceglie di continuare a vivere nonostante le impossibilità che la cecità e la tetraplegia – nel caso di Fabo – comportano.

E qui si cade nell’assurdo. Come si può sostenere che una scelta del genere non sia una scelta coraggiosa? La morte è la più grande paura dell’uomo dal momento in cui prende coscienza di sé, pertanto se un uomo arriva a voler desiderare di morire – e per farlo deve spostarsi addirittura in un altro stato spendendo cifre esorbitanti- forse, dico forse eh, un motivo lo avrà per affrontare la morte volontariamente no? E osiamo davvero dire che questo non sia un atto di coraggio? Forse, in casi come questo, sarebbe più dignitoso il silenzio anziché intervenire con frasi come “Scegliere di vivere è più coraggioso”, dato che difficilmente, non vivendo direttamente queste situazioni, si può realmente capire cosa sia più coraggioso.
Al di là di questa assurda pretesa che tali persone hanno sulla vita degli altri, pensando di poter scegliere cosa una persona debba fare della sua vita pur non sapendo assolutamente nulla della sofferenza di tale persona, un’altra raccapricciante argomentazione che è emersa tra i commenti di chi sostiene la posizione dei due “illustri” sopraccitati, è quella dell’eugenetica – raccapricciante disciplina scientifica che porta a voler “migliorare geneticamente la razza” tramite l’eliminazione di elementi “non puri”, quindi non ariani, o con disabilità di ogni tipo, sostenuta fermamente e in parte attuata da Adolf Hitler durante il Terzo Reich – paragonata all’eutanasia.

Ebbene sì, siamo arrivati a questo. Siamo arrivati a paragonare uno dei più grandi crimini della storia attuati dall’uomo contro l’uomo – con deliri vari sulle camere a gas, sulle sterilizzazioni e marco cappatosul veleno Zyklon B – con una libertà di scelta che spetta all’uomo che vuole decidere per sé e non per gli altri, concetto ben lontano dalle idee del dittatore nazista. Evidentemente, però, tutto questo sfugge a chi ama riempirsi la bocca di belle parole, di parabole e passi della Bibbia sulla bellezza della vita finendo poi per voler imporre la propria decisione sulla vita degli altri.
È proprio questo il problema di tali personaggi: da buoni detentori della Verità assoluta, sono talmente impegnati a voler insegnare a vivere correttamente alle altre persone, da non cogliere un particolare importante: alle altre persone, soprattutto a quelle che si ritrovano a vivere in condizioni drammatiche come quella di Fabo, delle loro lezioni di vita non interessa assolutamente nulla e vogliono semplicemente poter esercitare il proprio libero arbitrio.