In questi ultimi giorni siamo diventati tutti esperti di diritto navale, diritto dell’unione europea, conoscitori di geopolitica africana. Pure per noi italiani, che diventiamo esperti in una nuova materia ogni settimana, si tratta di un record. Tre materie così complesse in un colpo solo e tutte e tre tramite Facebook. Incredibile.

La vicenda della nave Aquarius ha avuto la forza, e non potrebbe essere da meno, di colpirci tutti. Indipendentemente da cosa uno ne pensi o da che parte si schieri, tutti noi ne abbiamo sentito parlare e probabilmente ne abbiamo parlato. Nel bene e nel male.

Ad essere onesti, più nel male. Proprio il fatto che tutti abbiano potuto esprimere la propria opinione – ben sappiamo come i social modifichino la percezione delle parole trasformando quasi tutto quello che viene scritto in editti granitici pubblicati in pubblica piazza – ci ha messi di fronte ad una realtà dura: siamo degli stronzi. In cinque giorni buona parte del lavoro svolto dall’illuminismo nel 1700 è stato spazzato via da migliaia di commenti indegni della ragione.

Il “popolo” si è sostanzialmente diviso tra chi esultava della chiusura dei porti a quei 629 esseri umani, con alcune (non poche) persone che gioivano delle sofferenze di quelle persone, quasi come se ciò rendesse possibile cancellare le proprie, e chi invece scriveva indignato dal caldo di casa sua di come si dovesse lasciarli sbarcare senza però offrire nemmeno una parvenza di idea su cosa fare dopo. Nel mezzo i volontari di tutte quelle organizzazioni che giornalmente si fanno un culo tanto per risolvere situazioni emergenziali complicatissime anche senza scriverlo sui social (a loro va la mia stima).

Gli intellettuali, di ogni colore politico e sociale, invece hanno fatto lo stesso. Con dotte citazioni, certo, ma non hanno spostato di una virgola il dibattito: o pro o contro. La cosa paradossale è che mentre loro ripetevano in tv o sui giornali gli stessi concetti di Mimmo il pescivendolo e sora Lella la badante, venivano pagati per farlo. Pagati per parlare, bene o male, di 629 persone ferme nel mezzo del Mediterraneo e senza un futuro davanti a sè. Bene ma non benissimo.

La cosa che più mi ha colpito mentre ascoltavo opinioni e pareri di un po’ tutti è l’ipocrisia totale che ha avvolto tutto e tutti. L’ipocrisia di chi la domenica dopo la messa diceva/scriveva peste e corna dell’uomo nero che arriva dall’Africa; l’ipocrisia di tutti quei “non sono razzista ma…”; l’ipocrisia di chi si è indignato per le parole di Salvini e ha evocato il fascismo ma agli asparagi a 2€ coltivati al sud grazie ai migranti schiavizzati non ci rinuncia; l’ipocrisia di chi spiegava cosa fare ma mentre governava non ha fatto tutti sti gran miracoli; l’ipocrisia di chi con le lacrime agli occhi ha avuto tempo per un selfie affranto dalla vicenda ma quando la sera vede un ragazzo di colore che cammina davanti a casa chiama i carabinieri. E potrei continuare.

In questi giorni va molto di moda scrivere il proprio pensiero e chiudere con l’espressione “restiamo umani”. Visto com’è l’umanità attuale, rimanere così non mi pare un granchè. Anzi, non mi pare che ci siamo così evoluti da quelli dei secoli scorsi. Qualcuno sta pure cercando di tornare alle caverne e le clave date in testa alle donne per portarsele in un cespuglio. Forse, quindi, sarebbe meglio dire “diventiamo umani”. Se ne siamo capaci.

(Immagine: Colorz by Spinoza.it)