Ogni giorno i social ci propongono una polemica che ci fa scatenare, ci rende furiosi, fa partire insulti e petizioni, per poi scomparire, dopo circa una settimana, nello stesso nulla da cui è nata.
La principale polemica di queste ultime ore riguarda la notizia che Halle Bailey sarà l’interprete principale de “La Sirenetta” nella versione live action del classico d’animazione Disney. Lo scontro verte su una questione ben precisa: Ariel è iconicamente bianca e con i capelli rossi, mentre Halle Bailey è una ragazza di colore. La comunità heaters si scaglia contro Disney in quanto sarebbe colpevole di non essere rimasta fedele al cartone originale. Dall’altra parte c’è anche chi risponde che allora, per essere coerenti fino in fondo, avrebbero dovuto ingaggiare un’attrice senza gambe.

Fermo restando che questa polemica verrà presto dimenticata, che gli haters si metteranno l’anima in pace e Disney continuerà a fatturare miliardi, questo avvenimento ci permette di parlare di una strana e insensata deriva che sta invadendo il cinema americano.
Da un po’ di tempo a questa parte Hollywood ha deciso di realizzare remake, sequel e reeboot di grandi film e importanti saghe, cercando, molto spesso, di ribaltare alcune caratteristiche delle pellicole originali e affidando ad attori afroamericani ruoli precedentemente interpretati da bianchi e trasformando iconici personaggi maschili in figure femminili. Che gli americani si sentano in colpa per la forte ondata razzista presente nel loro Paese e per la discriminazione hollywoodiana del genere femminile è più che comprensibile, ma questa strada che è stata intrapresa non è la soluzione. Anzi.
Qualche anno fa ci fu un recasting al femminile di due grandi cult del passato: Ghostbusters e Ocean’s. L’operazione fu accolta con grande entusiasmo dai movimenti femministi mentre il risultato fu che quei due film li videro in pochi e probabilmente nessuno li ricorderà. Nell’immaginario comunque, infatti, i Ghostubsters saranno sempre Bill Murray e Dan Aykroyd, mentre alla banda di Ocean saranno sempre associati i volti di Clooney, Brad Pitt e Matt Demon.
Questa operazione di “washing” è a tutti gli effetti un banale e vergognoso contentino: affidare un ruolo storicamente maschile a una donna, tanto per far felice i movimenti femministi, consapevoli che quella pellicola passerà inosservata e verrà molto presto dimenticata.

A questo punto, se proprio si volesse realmente far si che una figura femminile possa incidere nella storia, è molto meglio dare vita a un nuovo personaggio, che possa avere la sua storia e la sua identità. Esattamente come accadde con Lara Croft negli anni ’90 o, in tempi più recenti, con Rey nella nuova saga di Star Wars. Consapevoli che un recasting di Indiana Jones sarebbe stato un fallimento, così come proporre un Luke Skywalker in versione femminile, si è deciso di dare vita a nuovi personaggi che potessero lasciare un segno indelebile nell’immaginario comune (tutti, anche quelli che non hanno mai giocato a Tomb Raider sanno chi è Lara Croft e Rey sarà idolatrata ancora a lungo da milioni di ragazzini).

Per chi vive il cinema come arte o come qualcosa di più di un semplice intrattenimento, cambiare le fattezze fisiche e psichiche di un personaggio significa stravolgerlo completamente e annientarlo.
Per questo motivo James Bond non puó essere interpretato da Idris Elba, Gillian Anderson o un attore di nazionalità diversa da quella inglese (lo vedreste uno 007 italiano che beve un crodino al posto del martini bianco?) cosí come è impossibile immaginare un uomo nei panni del Capitano Ripley di Alien o di Sarah O’Connor, la protagonista di Terminator.Se c’è una cosa che ci ha insegnato Game of Thrones è che tutti, indipendentemente dal genere, hanno diritto al loro proprio e originale personaggio cazzuto: uomini, donne, bambini, bianchi, neri, nani, eunuchi e draghi fatti in CGI.

Disney ha risposto alla polemica con una lettera ironica che sarebbe anche divertente se non fosse un enorme paraculata, perchè quella che viene fatta passare come una semplice scelta di casting è l’ennesimo gesto ipocrita con il quale si vuole dipingere Hollywood come un luogo di uguaglianza sociale, mentre in tema di diritti civili anche per loro la strada è ancora lunga. E così tra una Sirenetta nera e gli “Oscar so Withe”, i movimenti femministi e afroamericani sono contenti, lo star System ha la coscienza pulita, e gli Stati Uniti d’America continuano, imperterriti, a essere uno dei Paesi più razzisti e sessisti del mondo occidentale.

Immagine presa dal webbe.