Continuiamo la disanima del Reddito di Cittadinanza. Nel caso non abbiate letto il primo articolo, vi invito a farlo prima di proseguire con questa “seconda parte”. Abbiamo già parlato, infatti, dei requisiti da avere, delle cifre che si potranno ottenere, dei tutor e della formazione. Passiamo adesso alla questione lavoro.

Con il Reddito di Cittadinanza il richiedente si impegna, come già visto, a mettersi a disposizione di corsi di formazione, degli appuntamenti dei “navigator” e di altre formalità affinché lo Stato gli possa proporre almeno 3 proposte di lavoro. Queste 3 proposte possono essere rifiutate una sola volta, poi decade la percezione del Reddito. Non solo: ad ogni rifiuto e in ogni caso dopo 12 e 18 mesi, si amplia la distanza entro la quale il lavoro potrà essere proposto.

Questo vuol dire che la prima proposta di lavoro effettuata entro 12 mesi può riferirsi ad un lavoro entro 100km/100 minuti di percorrenza; la seconda proposta entro 18 mesi a 250km (non sono più previsti dei minuti di percorrenza) e la terza in tutto il territorio italiano. Come spesso accade con questo decreto, è un punto che sta passando abbastanza sotto silenzio. Io personalmente non sono contrario alla mobilità lavorativa, la considero una pratica necessaria e potenzialmente formante.

All’estero è pratica comune essere chiamati da aziende molto lontane da casa. La differenza – abissale – rispetto agli altri paesi è che il trasferimento è nel 99% dei casi a carico dell’azienda che ti paga il trasloco, ti aiuta a trovare casa (quando non ti fornisce lei di un appartamento provvisorio) e il primo mese ti paga le spese. Qua da noi tutto questo non è ovviamente previsto. Una persona che fatica a vivere dove abita, come può pensare di pagarsi un trasloco o anche solo la benzina per spostarsi giornalmente magari di 80-90 km ad andare e stesso chilometraggio anche per il ritorno? Come farà a trovare un appartamento in affitto senza poter disporre di garanzie da dare al padrone di casa? Soprattutto considerando le notevoli disparità di prezzi tra un paese del Sud e uno del Nord Italia o anche solo un paese di provincia e una grande città.

C’è poi anche la questione, assolutamente non chiarita, di cosa succede ad un nucleo composto da più persone e che magari avranno entrambi offerte a 100 o 250 km di distanza ma in modo diametralmente opposto. Altra questione su cui spero si faccia chiarezza è il fattore congruità dell’offerta di lavoro. Nel decreto, la congruità è specificata solo come distanza tra luogo di lavoro e abitazione nelle modalità appena viste. Parlando con un po’ di addetti ai lavori si da per scontato che si intenda anche una congruità con le capacità acquisite nella propria formazione passata, esperienze di lavoro, ecc. Sembra quindi scongiurato il pericolo di vedere un ingegnere strutturale fare le pizze, un impiegato amministrativo l’agente di sicurezza privato e così via. Però rimane il problema di chi non ha esperienze pregresse (o magari ha solo titoli di studio) che rischia di finire in un limbo fatto di nuova formazione che non parte ed offerte alle quali non può partecipare.

Siamo ottimisti e pensiamo adesso a cosa succede quando finalmente il percettore del RdC trova un lavoro. Per l’azienda che assume è previsto uno sgravio contributivo pari alla differenza tra 18 mensilità e il numero di mensilità già ricevute dal beneficiario con un tetto massimo di 780€ per ogni mese. Questo vuol dire che le aziende che assumeranno per prime i beneficiari del RdC potranno godere di sgravi abbastanza importanti. Facendo una media tra tutti i possibili casi, stiamo parlando di una cifra tra i 9mila e i 13mila Euro. Stesso discorso vale anche per il percettore stesso che decidesse di aprire una sua attività.

Ovviamente se tutto ciò avviene nei primi mesi da quando il Reddito di Cittadinanza sarà operativo, dopo, di mese in mese, lo sgravio diminuirà. Inoltre se lo stipendio dell’azienda è comunque basso, si potrà continuare a percepire il RdC come integrazione fino alla soglia che porti l’ISEE a 9.360€. Questo però rischia di portare alla creazione di tanti posti di lavoro con stipendi bassissimi o peggio parzialmente in nero.

Un ulteriore grave problema si presenta per tutti quei disoccupati che però non possono percepire il Reddito (e abbiamo visto come non voglia assolutamente dire che non siano nella fascia di povertà) e che quindi possono contare solamente sugli sgravi che già hanno. Se per i lavoratori over 50 e under 30 parliamo sempre di cifre simili, la mazzata la prendono tutti quelli over 30/35 ma under 50 per i quali non ci sono sgravi di nessun tipo. Loro rischiano seriamente di dover emigrare perché si vedranno fuori da ogni possibile modalità di reinserimento. Quel che fa rabbia è che parliamo, molto spesso, di laureati e/o figure specializzate che andranno ad arricchire altri paesi. Alla faccia di prima gli italiani…

Manca ancora un ultimo tassello al puzzle del Reddito di Cittadinanza: i soldi che mi arrivano, come li posso spendere? Qui c’è molta poca chiarezza. All’interno del decreto non c’è scritto chiaramente. Sappiamo che l’accredito sarà versato su delle carte delle Poste, che si potranno prelevare un massimo di 100€ (con alcune variabili) al mese e che tutte le movimentazioni saranno controllate. Tutto il resto che si sente in tv o si legge nei giornali sono dichiarazioni che penso verranno messe nero su bianco nei prossimi mesi. Quasi certamente non si potranno utilizzare quei soldi per giocare d’azzardo (e vorrei ben vedere) ma non si è ben capito per cosa li si possono utilizzare oltre che per fare la spesa.

Per esempio, rimane il dubbio per chi ha le proprie utenze domiciliate in un conto corrente bancario e che probabilmente dovrà spostare tutto sulla carta. Con un grosso problema: ogni mese la cifra erogata va spesa nella sua interezza (o quasi) se no si rischia una decurtazione del 10% nel mese successivo ma le utenze sono quasi tutte bimestrali o trimestrali e si rischia che in alcuni mesi (pensiamo a quelli invernali) la somma dovuta per le bollette di casa sia più alta di quello che c’è nella carta, e che non si è potuto accumulare nei mesi precedenti, con la conseguenza che il pagamento salti. Si potrebbe essere costretti a pagare le singole bollette alla posta con tutti i problemi pratici del caso.

Qualcuno ha già anche ipotizzato che possa nascere un mercato parallelo, fatto di percettori di RdC che vanno a fare fisicamente la spesa per altri, pagandola con la loro tessera, e che si faranno rimborsare in contanti in modo da tramutare soldi digitali in cartamoneta. Tutto molto bello e molto italiano.

Guardando tutti questi aspetti, anche e soprattutto quelli meno dibattuti, è chiaro che il Reddito di Cittadinanza strutturato così rimane un provvedimento buono nelle intenzioni ma che si scontra con la “pratica”. Le incognite sono ancora tantissime ma sono ancora di più le speranze che le persone ci hanno riversato sopra. Serviranno diversi mesi per iniziare a tirare le somme con dati reali ma io, personalmente, non sono ottimista.

Tante (troppe) cose devono ancora essere spiegate e sono passibili di modifiche parlamentari che potrebbero stravolgere alcuni punti. La platea dei percettori di RdC rischia di essere più piccola di quella decantata e soprattutto le cifre che arriveranno alle persone potrebbero essere molto più basse di quelle preventivate. Persone a cui è stato fatto credere che il RdC avrebbe cambiato in meglio la loro vita ma che rischiano di vedere disilluse le loro aspettative.

Persone che meritano rispetto e aiuti concreti, strutturali. Persone la cui rabbia sarà grande quando il sogno finirà.