Da qualche giorno, finalmente il decreto sul Reddito di Cittadinanza è realtà. Uno dei più importanti punti nel programma del Movimento 5 Stelle fin dalla sua fondazione (seppure con diverse modifiche) è stato, dopo numerosi rinvii, presentato alla stampa in pompa magna e insieme ad un altro “pezzo” fondamentale di questo “governo del cambiamento”: quota 100 per andare in pensione. Non ho scritto nulla prima perché ho voluto leggermi per bene il decreto e parlare un po’ con chi dal decreto verrà in qualche modo influenzato: disoccupati, lavoratori delle agenzie per il lavoro, qualche politico e tecnico.

Prima di iniziare a fare qualsiasi considerazione ci sono da fare due doverose premesse:

– Il decreto deve ancora essere convertito in legge ed è passibile di numerosi cambiamenti. Quello che sappiamo al momento in cui sto scrivendo non è detto rimarrà tale. Inoltre il decreto lascia spazio ad alcune interpretazioni che non sono ancora state chiarite. Bisogna anche precisare che ci sono delle incongruenze tra quello che spesso viene detto e quello che è scritto nel decreto. La parte scritta, però, è quella che fa fede e che viene analizzata.

– Chi scrive non è assolutamente ideologicamente contrario al Reddito di Cittadinanza. Anzi, io da tempi non sospetti lo considero il “futuro” del welfare non solo italiano ma in ottica globale.

Premesso tutto ciò, proviamo a vedere come si presenta questo provvedimento e quali sono i possibili problemi.

Il RdC fin dalla sua presentazione anni e anni fa, è stato visto come un mero strumento sussidiario per la fascia più povera della popolazione, una “mancia” promessa in cambio di voti. Per contrastare questa (e altre) critiche, ha dei parametri di erogazione molto stringenti – i maligni potrebbero pensare che sia solo un modo per diminuire la platea di aventi diritto – e che prevedono pene severe (si va dalla multa al carcere) per chi non li rispetterà e “farà il furbo”.

Oltre al possesso della cittadinanza italiana (o il risiedere da almeno 10 anni nel Paese) farà fede il valore ISEE che dovrà essere inferiore a 9.360€ (considerata la soglia minima di sopravvivenza), un patrimonio immobiliare (terreni, case, negozi, ecc esclusa la prima casa) inferiore ai 30.000€, un patrimonio mobiliare (automobili, conti bancari, ecc) inferiore a 6.000€, un reddito familiare inferiore a diverse cifre a seconda dei componenti del nucleo (semplifico perché i calcoli sarebbero tanti), non possedere veicoli di cilindrata superiore a 1.600 cc né barche o navi. Tutto ovviamente è relativo al nucleo familiare del richiedente.

Ci sono poi altre indicazioni da seguire che però sono le solite che vengono richieste in tutti i casi di sussidi statali. Già qua, a mio avviso, inizia un primo problema che viene spesso sottovalutato. Nel calcolo ISEE, il patrimonio immobiliare e quello mobiliare sono già considerati. Nel caso del RdC vengono considerati due volte (ISEE e soglia da non superare) ma non si tiene conto del fatto che uno può essere disoccupato, avere un ISEE molto al di sotto della soglia di povertà MA i pochi soldi che possiede (magari con il partner) averli in un unico conto in banca di 7.000€. In questo caso non può ricevere il RdC ma rimane comunque un povero che ne avrebbe bisogno.

La cifra che verrà poi erogata – data dall’Inps e messa su una carta Poste-pay appositamente realizzata – cambia a seconda della composizione del nucleo famigliare e vede diversi fattori che influiscono sulla cifra totale: numero di figli, età degli stessi, persone disabili, se si paga un mutuo o un affitto, ecc. Quello che però andrebbe specificato meglio è che viene calcolata una cifra annuale che viene poi divisa per il numero dei mesi. Inoltre la cifra totale erogata non può superare la soglia per la quale l’ISEE del richiedente venga a superare i famosi 9.360€.

Non è un dettaglio da poco perché la famosa cifra dei 780€ al mese, ad esempio, la riceverà solamente chi vive da solo e paga un affitto. E’ stabilito comunque un minimo per il RdC che è di 480€ annui ma che corrisponde a 40€ mensili. Fossi maligno direi: e allora il PD? Il PD ne dava 60…

Il Reddito di Cittadinanza, bisogna sempre ricordarlo, vuole essere una misura temporanea che serve ad aiutare in un momento di crisi. Lo scopo ultimo è pur sempre quello di aiutare le persone a trovare lavoro. Qua si entra nella parte più complicata da attuare.

Affinché si possa ricevere il Reddito, il richiedente si impegna a cercare attivamente lavoro attraverso nuovi e vecchi canali a disposizione. Si deve recare al Centro per l’Impiego e firmare un “patto per il lavoro” e/o un “patto per la formazione” (una cosa che si fa già da anni) e qui sarà affiancato da una nuova figura, quella del “navigator”, che lo aiuterà nella ricerca del lavoro. Parallelamente al RdC sono state inserite nel decreto delle norme che concedono all’ Anpal (Agenzia Nazionale Politiche Attive per il Lavoro) e ai Centri per l’Impiego dei fondi – circa 250 milioni per l’Anpal e un fondo non quantificato per i CpI – per l’eventuale assunzione di nuovo personale (pescando anche dalle lista d’attesa). Il tutto entro Aprile. Siamo praticamente a Febbraio e sono già emersi dei grossi problemi. Innanzitutto sulle tempistiche: i CpI sono enti che sottostanno alle regioni e per poter assumere dovranno avere un iter non brevissimo; l’Anpal invece è una agenzia che di fatto funziona come una società privata e quindi può assumere più velocemente ma, nonostante questo, ha comunque bisogno di tempo per vagliare tutti i CV che riceverà, fare i colloqui e soprattutto formare il personale per una figura lavorativa del tutto nuova. Secondo l’Anpal stessa entro Aprile è praticamente impossibile.

C’è poi il problema economico. I fondi stanziati, infatti, non bastano assolutamente per le 4-6-10mila assunzioni (le cifre cambiano ogni volta nelle interviste ma di scritto a riguardo non c’è nulla), ne garantiscono dei contratti a tempo indeterminato. A questo proposito è abbastanza sicuro che i “navigator” saranno assunti da precari con contratti co.co.co. (tra l’altro si dice di durata di soli 6 mesi rinnovabili) e pagati con una parte in percentuale rispetto a quanti percettori di Reddito riusciranno a far assumere. Di nuovo, pochissime certezze. Il Governo ha più volte detto che chiederà/offrirà di occuparsi di questo anche alle agenzie per il lavoro accreditate ma, di nuovo, c’è un problema di costi che lieviterebbero.

Al netto di tutto questo poi rimane un ulteriore scoglio, ovvero i requisiti che dovranno avere i futuri “navigator”. Alcune dichiarazioni governative parlano di laureati e con esperienza nel mondo del recruiting ma viene difficile di pensare di trovare così tanta gente con quei requisiti disposta a fare il precario con uno stipendio molto diverso da quello che aveva o ha nel settore. Senza contare che, dovendolo riformare da capo, l’esperienza pregressa serve fino ad un certo punto.

Altro capitolo riguarda la formazione obbligatoria per il richiedente ma che si scontra con il fatto che, al momento, nessuno sa chi e come la dovrà gestire. Chi conosce il mondo della ricerca del lavoro sa benissimo che la formazione è spesso e volentieri inesistente perché mancano le strutture necessarie, il personale formante e i soldi per pagare il tutto.

Ultimo grande dubbio è relativo alla logistica: tutta sta gente dove la mettiamo fisicamente a fare il suo lavoro? Ogni “navigator” avrà bisogno di almeno un tavolino, un computer e un cellulare in una struttura fisica che non sia solamente la sua macchina. Si è pensato ai Centri per l’Impiego (Anpal non ha sedi fisiche) ma in molte zone d’Italia mancano o sono fatiscenti. In altre zone sono pochi e senza spazio. Inoltre servirebbe un minimo di capillarità ma tantissime sedi decentrate sono state chiuse negli anni passati. A questo va unita la questione, anch’essa sottovalutata, che stimando 6mila nuove assunzioni e un aiuto dalle agenzie per il lavoro, stiamo sempre parlando di un centinaio di richiedenti RdC a persona lavorante tra CpI, Anpal e agenzie varie. Anche “schedulando” appuntamenti giornalieri rispettati al secondo non solo si allungano i tempi ma anche le code! Problemi banali ma senza, al momento, una soluzione.

Questa è solo la prima parte delle mie considerazioni. Nella prossima “puntata” parleremo di tutte le problematiche relative alla questione Reddito e Lavoro.