“C’è un’altra nave che naviga nel Mediterraneo, si chiama Amatrice. Il numero dei passeggeri è imprecisato e vagano dal 24/08/2016”.

Negli ultimi giorni è probabile che abbiate letto, e magari condiviso, questo post su Facebook. Non serve specificare che il riferimento è alla vicenda Sea Watch 3 e Sea Eye, le due imbarcazioni che, con a bordo complessivamente 49 migranti, uomini, donne e bambini, sono rimaste bloccate nel Mediterraneo dal 22 dicembre 2018 al 9 gennaio 2019 – cioè mentre gli italiani (gli europei) erano attovagliati per pranzi e cenoni di fine anno – nell’attesa dell’autorizzazione per lo sbarco. Triste vicenda che, in modo puntuale e scontato come l’arrivo delle cimici in autunno, ha permesso al diversamente statista Salvini di fare l’unica cosa di cui è capace: il bullo (pardon: l’uomo del fare). E ha permesso alla placida, tenera e comprensiva platea di Facebook di dedicare un po’ di tempo della sua preziosissima esistenza a postare qua e là qualche manciata di commenti e meme anti-migranti.

Gli utenti più acuti, in concomitanza dell’arrivo di neve e gelo, hanno pensato bene di tirare in ballo anche i terremotati, e in particolar modo quelli di una delle città-simbolo della loro tragedia, Amatrice. Qualche buontempone, non pago di rubare ossigeno agli altri abitanti del pianeta, ha pensato bene di diffondere pure una divertentissima bufala diffondendo un’immagine della cittadina appenninica sotto la neve: si trattava in realtà del Libano, ma suvvia, non siate schizzinosi, l’importante è far arrivare il messaggio, no?

Ebbene: la morale, scontata come il pandoro avanzato portato in ufficio al rientro dalle feste, rivolta ovviamente ai “buonisti”, è sempre quella, come fare merenda con Girella: HASHTAG PRIMAGLIITALIANI. Perché aiutare e dedicare aperture di tg e prime pagine ai migranti, quando nessuno pensa più alle popolazioni colpite dal sisma che ancora vivono nelle baracche?

Ora. Si potrebbero dedicare centinaia di post per provare a spiegare che il paragone tra i due drammi è insensato, più che ingiusto. Ma farlo su Fb sarebbe puro masochismo, più che guardare una puntata della nuova serie della Dottoressa Giò, e temo non mi basterebbe una damigiana di Maloox per affrontare con serenità una discussione “tecnica”. Mi limiterò a dire che uno Stato che si dichiara moderno ed efficiente ha il dovere di occuparsi di ogni tipo di emergenza, se si tratta di esseri umani (specifico: esseri umani) in condizioni di disagio. E possibilmente, lo Stato di cui sopra ha il dovere di prevenirla, l’emergenza.

Servirebbe poi aggiungere che i “buonisti” – membri di una tribù pericolosissima che, a sentire l’italiano medio, tifa con trombette e striscioni da stadio l’invasione islamica e la sostituzione etnica – Udite! Udite!, in realtà non vanno in giro a sostenere che i soldi per la ricostruzione vadano dirottati a pagare l’albergo e la playstation 4 ai migranti. E nemmeno pensano che l’Italia debba accoglierli tutti, i migranti. Ma non è questo il punto.

Torniamo al post iniziale, quello della “nave Amatrice”. Mi sono reso (tristemente) conto di averlo visto condiviso nelle pagine Fb di alcuni conoscenti. Persone che conosco, che stimo, ragionevoli. Non certo criminali nazisti, tutt’altro. Ottime persone, alcune impegnate nel sociale. Altre cattoliche praticanti, di quelle che incontri a messa, all’oratorio. Ecco. Mi sono umilmente chiesto com’è possibile che la loro coscienza abbia dato il via libera alla pubblicazione di quel post. Un post che tutto vuole esprimere, tranne che giustizia o buon senso come era nelle intenzioni del suo illuminato autore (pardon: libero pensatore che vuole solo stimolare le coscienze, come va di moda definirsi nell’era sovranista). Come può un fedele praticante, indipendentemente dal suo voto in cabina, condividere un pensiero che di cristiano non ha nemmeno la punteggiatura? Come può condividere un post che in maniera per niente indiretta comunica che è giusto lasciare in mare donne, uomini, bambini semplicemente colpevoli di non essere italiani? Perché scaricare su dei poveracci le responsabilità, gravissime, delle istituzioni che hanno ritardato i lavori di ricostruzione delle popolazioni colpite dal terremoto? In quale sperduto rotolo del Mar Morto sta scritto che i famosi ultimi che saranno i primi sono divisi in ultimi di Serie A e ultimi di Serie B?

Non occorre ricordare i centinaia di discorsi che Papa Francesco – sulla carta colui che dovrebbe indicare la giusta rotta ai fedeli del pianeta – ha dedicato alla tragedia dell’immigrazione: Famiglia Cristiana, poi, ha attaccato frontalmente il Capitano con una copertina che ha fatto discutere e ha fatto più opposizione di tutta la sinistra messa insieme. Posso capire se lo facessero i seguaci di Himmler, gli Orchetti delle Montagne Nebbiose, la Famiglia Manson; ma com’è possibile che, nell’anno di grazia 2019, una persona che sul comodino tiene il Vangelo (nel quale in una puntata il protagonista dice “Ero straniero e mi avete accolto”), che la domenica della processione della Madonna si mette il vestito buono, che spende giornate intere in attività di beneficenza, ecco, come fa questa persona a condividere un messaggio così profondamente ingiusto e respingente verso quello che è il vero messaggio cristiano? Possibile che l’essere sentimentalmente genuflessi, come direbbe la Leosini, al Capitano porti a tradire i dettami del proprio credo in maniera così sfacciata? E non vale tirare fuori dal mazzo l’onnipresente carta ‘L’Europa se ne frega e ce li scarica’, please: approfondiremo la questione in altri post, se ci sarà l’occasione (al massimo potete giocarvi il jolly “Non giudicare e non sarai giudicato”). Perché qui si parla di un dettaglio semplice quanto spietato: l’importanza della coerenza. Pertanto l’unica parola che, in questo caso, mi viene in mente, è ipocrisia.

Ipocrisia che fa parte del dna di un leader politico che per accalappiare più voti possibile non esita a farsi scudo del crocifisso dimenticandone il vero significato, e che con la comoda crociata anti-immigrati sposta l’attenzione dagli altri problemi del Paese. Ipocrisia che, invece, non dovrebbe far parte di chi si professa seguace di una religione che sul tema accoglienza è categorico. Fedeli ai quali, ci mancherebbe, non è chiesto di vestirsi da Madre Teresa di Calcutta e adottare sotto la veranda un’imbarcazione di siriani. Ma, semplicemente, di accompagnare i gesti quotidiani all’insegna del minimo sindacale della civiltà. Peccatori sì, cristiani solo quando fa comodo, magari no.

Ancora una volta siamo di fronte alle conseguenze del dramma della semplificazione di cui i nostri disgraziati tempi sono intrisi fino al midollo: l’illudersi che ogni problema, compresi quelli terribilmente complessi come, appunto, l’immigrazione, abbia una soluzione rapida e a portata di mano. Come riportare il più in fretta possibile le popolazioni terremotate alle loro case? Semplice. Basta sbarrare i porti agli stranieri (che, ricordiamo, non scappano dalla guerra, sono muscolosi e li copriamo d’oro, lo ha detto anche Giobbe Covatta. Ah, Giobbe Covatta non lo ha mai detto? Pazienza, l’importante è che il messaggio passi). Voilà servita la soluzione per far tornare Amatrice come prima. E voi poveri stolti che pensavate la faccenda fosse un pochino più complicata. Precisazione, per chi non la ritiene scontata: il dramma dei terremotati non va dimenticato in alcun modo, anzi: occorre contribuire a mantenerlo sotto i riflettori costantemente, perché in questo surreale Paese si tende a voltare pagina sui drammi troppo sbrigativamente.

Ho concluso il mio sfogo. Che, penso si sia capito, è imbevuto di un’abbondante dose di dispiacere. So che adesso avete parecchie domande da sollevare: in realtà basterà risponderne a una sola. No, ragazzi, non ho votato Pd alle ultime elezioni e non lo voterò nemmeno la prossima volta.