590926-charlie-hebdo-dont-locaux-parisiensParigi, 7 gennaio 2015, ore 11.30 circa.

Sotto la sede del giornale Charlie Hebdo, periodico settimanale satirico francese, si spegne crudelmente e ingiustamente la vita di dodici persone tra giornalisti, vignettisti e poliziotti a mano di due killer fratelli che aprendo il fuoco gridano “ Vendicheremo il profeta! Allah è grande!”

La loro colpa? Aver pubblicato, pochi istanti prima dell’attacco, sul profilo Twitter del giornale una vignetta su Abu Bakr al-Baghdadi, leader dello stato islamico, e vignette satiriche su Maometto a più riprese, considerate da loro irrispettose.

5 minuti di terrore, 2 kalashnikov, 12 vite distrutte e 8 matite che si sono fermate per sempre, che non potranno più esprimersi,  far sorridere e provocare, ovviamente, ironicamente.

Appunto… ironicamente. Era questo lo scopo del giornale che dal 1970, soltanto con qualche breve interruzione, si poneva come obiettivo quello di spezzare i vincoli alla libertà di espressione diffondendo humor e fumetti; humor di certo non gradito dai fratelli franco-algerini… o non afferrato?

Ma come mai se il Corano fornisce le linee guida per una società giusta, per un corretto comportamento degli uomini e un equo sistema economico, non per la prima volta alcuni musulmani sono insorti così crudelmente alle sfumature del mondo attaccando la libertà? Come mai a una provocazione scritta a penna hanno risposto col fuoco? Come mai troppo spesso viene interpretato male questo testo sacro?

Scia di sangue in nome di Allah che la rabbia fa associare alle altre gravi vicende avvenute nella storia. Ma in realtà l’Islam è una religione di pace, misericordia e perdono. A differenza dell’occidente questa religione non è vissuta come qualcosa di secondario ma anzi, non vi sono barriere tra il mondo secolare e quello sacro. La Legge Divina (Shari’a) deve essere osservata scrupolosamente, il che spiega perché le istanze connesse con la religione siano così importanti.

Allora dobbiamo ricordare di non confondere assassini e musulmani. E’ importante, pur di fronte a una strage di queste proporzioni, tener ferma la distinzione tra i terroristi che sporcano il nome dell’Islam e la grandissima maggioranza di musulmani che professa in modo pacifico la propria religione.

Calmiamo il sentimento ostile che, erroneamente, non fa alcuna distinzione tra l’Islam e la deriva terroristica di Al Quaeda o dell’Isis e tutti insieme a voce alta, nel nome di chi è minacciato e di chi muore per aver usato la penna, urliamo: “Je Suis Charlie”.