Con il lento e progressivo allentamento delle limitazioni agli spostamenti all’interno della propria regione, non essendo il Piemonte bagnato dal mare, si è assistito ad una vera e propria “invasione” delle montagne e dei laghi della zona. Anomale e fuori stagione le code direzione Val di Susa al casello erano state una dei primi campanelli di allarme, ad indicare che questa sarebbe stato l’anno della montagna, non solo per i frequentatori abituali, ma anche per chi per i più disparati motivi legati agli strascichi del Lock-Down preferiva una meta vicina e a basso costo al mare o all’estero (almeno per ora eh, poi si vedrà).

Le problematiche sono saltate subito a galla, perché numeri sopra le aspettative portano problemi logistici ovunque, figuriamoci su strade di montagna con parcheggi limitati e spazi di manovra ristretti.
Anche la gestione dei rifiuti è stata inizialmente causa di problemi, perché per alcuni buttare cartacce per terra a casa propria o in altura non fa differenza.
Ovviamente apposite campagne di sensibilizzazione con cartellonistica dedicata hanno aiutato a limitare i danni, ma le polemiche dei frequentatori abituali nei confronti dei “merenderos” non hanno smesso di riecheggiare nelle vallate.

Sicuramente questa riscoperta della montagna ha anche degli aspetti positivi; pensiamo per esempio alle piccole vallate, dove questi nuovi flussi possono essere una boccata di ossigeno per le attività commerciali, dopo mesi di chiusura forzata che ha reso più complicate situazioni già difficili per natura.
Questa estate può trasformarsi in un ottimo spot pubblicitario per tante realtà ahimè ai più sconosciute, ma degne di nota e di essere valorizzate più di quanto già non sia fatto.
Non mi riferisco alle mete più blasonate delle valli olimpiche, ma a quelle dove è ancora possibile trovare traccia di una vita di montagna fatta di lavoro, fatica; una montagna vera, autentica e tutta da scoprire.
Perché questo possa funzionare c’è bisogno però essenzialmente di due cose: rispetto e consapevolezza.
Improvvisarsi alpinisti, magari lanciandosi senza adeguata conoscenza dei luoghi in sentieri al di fuori delle proprie capacità, usando calzature inadatte (se non addirittura ciabatte), senza adeguato abbigliamento, può risultare pericoloso. La montagna è bella e, con una buona distribuzione delle persone, si può anche dire che ci sia spazio per tutti, ma va rispettata, sempre.
Questo concetto, ben chiaro ai frequentatori abituali, è la principale causa di attriti fra le due categorie, che spesso “si pestano i piedi” o non mancano di lanciarsi frecciatine alla prima occasione.
Ammettendo che anche al sottoscritto capita di schierarsi contro chi si improvvisa, va detto che nessuno nasce con il software “montagna” da installare e avviare, quindi è lecito non sapere come comportarsi/vestirsi ecc, ma è doveroso accettare i consigli e metterli in pratica, andando per gradi e acquisendo così pian piano esperienza.
Educare alla montagna (adulti di oggi e domani) è fondamentale per poter tutelare e preservare un patrimonio ambientale delicato, che richiede attenzioni molto diverse dal normale “buon costume” di città.
Sorge spontanea una domanda: chi oggi si è trasformato in agente pubblicitario delle valli piemontesi con foto e video di tutto rispetto, continuerà a frequentare la montagna anche il prossimo anno?
Per quanto detto spero di sì, perché la Valli del Piemonte hanno molto da dare; ci sono posti fantastici, probabilmente una vita intera non basterebbe a vederli o raggiungerli tutti, storie da ascoltare e specialità da gustare.