Scrivendo su Idealmentre ho la possibilità di “parlare” di un po’ tutte le mie passioni, dal cinema alle serie TV, dalla politica ai social. Con il podcast IdealGaming ho modo ogni 15 giorni circa di realizzare un contenuto anche sui videogiochi, uno dei miei amori di lunga data. Ho però un’ultima grande passione, meno conosciuta ai più, che sono i boardgames (nel vecchio e caro italiano sono i “giochi da tavolo”).

I boardgames sono argomento abbastanza di nicchia – sempre meno, in realtà, e prevedo prossimi a diventare mainstream – e pertanto anche particolarmente amati e protetti da chiunque ne sia appassionato. Esistono forum appositi e sezioni costruite apposta di più o meno tutti i grandi aggregatori social, da Reddit a Facebook. Su quest’ultimo seguo quotidianamente diverse pagine, alcune più generiche e altre più specifiche, in inglese e in italiano.

Nell’ultimo anno e in particolare negli ultimi 6 mesi, ho notato una cosa abbastanza particolare. Se prima il clima generale delle varie pagine era piuttosto spensierato e friendly indipendentemente dalla diversa collocazione geografica, ora le pagine italiane sono diventate nella gran parte luoghi non così positivi. Detta semplice sono diventati “lammerda”.

Non è successo tutto in una notte, è stato un cambiamento graduale ma deciso e costante. Da luoghi di ritrovo virtuale ricchi di informazioni, specialmente per le persone neofite, si sono trasformati in luoghi di aperto scontro e umiliazione dei più inesperti.

So benissimo che i social sono ormai luoghi tossici e paludosi, che quella acredine e quella rabbia sono elementi presenti in qualsiasi pagina e gruppo con diverse percentuali: dal 100% nei gruppi cittadini o quelli politici, al 1000% di quelli sportivi o di videogiochi. Però le pagine dei boardgames erano ancore pure, erano il mio santuario. Era il luogo social dove si veniva (quasi) sempre ringraziati ad ogni risposta, dove i moderatori erano molto presenti ma sostanzialmente non dovevano moderare nulla e dove proliferavano i “buonisti” di plance e dadi. Non si era d’accordo su tutto ma si rispettavano le opinioni e soprattutto le esperienze altrui. Se chiedevo una opinione ricevevo risposte sincere. Ora è cambiato tutto o sta cambiando.

Giusto l’altro giorno in una pagina italiana (la più numerosa) specifica di un gioco da tavolo fantasy, un ragazzo ha chiesto un parere su un possibile prezzo di rivendita. Domanda semplice. Una delle risposte più apprezzate è stata: “Spara alto, un coglione che te lo compra in sovrapprezzo lo trovi. Se poi se lo fa spedire puoi anche far finta di mandarglielo, dai la colpa alle poste e te lo rivendi due volte”. Una risposta che dice tanto di quello che siamo diventati, specialmente in Italia.

Innanzitutto è una risposta sbagliata eticamente e moralmente. Fare una frode online è un reato. Già solo rivendere un prodotto usato è un po’ borderline. Anche volendo fregarsene della morale, è comunque da idioti consigliare una frode pubblicamente nella pagina più frequentata di quel prodotto. Probabilmente è anche l’unica pagina in cui il venditore avrebbe potuto trovare un acquirente velocemente.

E’ una risposta oltretutto sbagliata perché consiglia una truffa organizzata male e che ha diverse falle: “dai la colpa alle poste” funziona solo nella mente di una persona poco sveglia. Infine è una risposta che danneggia chi la scrive (nessuno prenderà mai più seriamente una qualsiasi sua affermazione) e ha danneggiato anche l’autore della richiesta perché, come detto prima, difficilmente troverà un utente di quella pagina disposta a fare lo scambio con lui. Tante implicazioni per aver scritto solo 3 righe.

Questo è solo un esempio capitato recentemente ma potrei portarne altri. Risposte scortesi immotivate, arroganza generica, bullismo spiccio.

Il tutto è ancora più evidente se comparato a pagine inglesi o americane del medesimo argomento. E non si può dire che in America siano tutti pacifisti o non siano inclini alla violenza verbale o social, anzi. Hanno un Presidente che è il più grande odiatore e vomitatore di insulti sui social di sempre. Però davvero non capisco perché se alla stessa domanda do la stessa risposta, nella pagina americana mi invitano ad andare in Missouri per una partita e qua da noi mi dicono che non capisco niente.

Sarebbe facile dare la colpa a cosa è diventata la politica in Italia e a cosa i nostri tre premier hanno sdoganato come normalità nei mesi scorsi, ma non può essere solo quello. Forse in Italia la rabbia sociale ha superato il livello di guardia o forse così rabbiosi e stronzi lo siamo sempre stati. Non lo so.

So solo che vedo quello che siamo diventati e provo tanta amarezza.