Solo pochi giorni fa, ho scritto un breve articoletto in cui raccontavo di come, anche in ambienti tutto sommato chiusi e di nicchia, ci stiamo trasformando in persone cattive, specialmente sui social. Ho fatto l’esempio di una pagina Facebook relativa ai boardgames (non riassumo l’articolo, lo trovate facilmente) che serviva a illustrare bene il punto evitando troppi paragoni politici. Non sono passate molte ore che il vicesindaco di Trieste ha colpito ancora più nel segno.

Paolo Polidori ha infatti buttato in un cassonetto vestiti e coperte di un clochard e poi se ne è vantato su Facebook con un bel post (ora rimosso). Trovate il post incriminato e le reazioni ad esso praticamente ovunque, anche qua non serve un riassunto.

Il fatto è interessante per almeno tre motivi.

La prima cosa che colpisce è la disumanità del gesto. Polidori è della Lega e ovviamente è a favore della politica cittadina della tolleranza zero/pugno duro contro stranieri, emarginati, ecc in nome del tanto decantato “decoro urbano”, concetto che vuol dire tutto e niente ma dalla indubbia utilità quando ci si vuole mostrare “duri e puri”. Volendo utilizzare un lessico non buonista ma, allo stesso tempo citazionista, potremmo dire che ha voluto dare prova di essere uno “a cazzo duro”. Nonostante questo, far rimanere una persona senza fissa dimora al freddo in modo volontario e programmato è cosa abbastanza borderline, in molti sensi. Il suo “capitano” Salvini ci sta abituando ad un certo tipo di politica muscolare sfacciatamente esibita, soprattutto sui social, ed è quindi naturale che tanti salviniani lo seguano e lo imitino.

Ma, come è successo per Renzi e per Di Battista, le imitazioni spesso riescono notevolmente peggio che gli originali e questo caso ne è emblematico. Se sei un signor nessuno – con tutto il rispetto per Polidori, è un politico locale e conosciuto quasi esclusivamente localmente – è fai azioni di questo tipo è ovvio che la gente si indigni. Se lo fai sotto le feste di Natale, con le temperature basse e contemporaneamente ad una grande emergenza monopolizzatrice dell’opinione pubblica come la questione “Sea Watch”, vuol dire che non capisci come funzionano i social (a differenza di Salvini) e che te la stai andando a cercare. Anche essere una brutta persona bisogna saperlo fare, soprattutto se ne vuoi uscire indenne.

Il secondo spunto di riflessione è la novità delle reazioni al fatto, mai così veementi. Come già detto, tanti fattori hanno concorso affinchè la gente si arrabbiasse. Non sappiamo se a parità di parole usate, un altro politico più famoso e amato avrebbe scatenato lo stesso putiferio. Però la reazione delle persone finalmente c’è stata. Nei mesi scorsi ci sono stati altri casi simili e, seppur con alcune variazioni, l’opinione pubblica non è mai stata scossa più di tanto. A volte sembrava addirittura goduta da parole e toni utilizzati. Questa volta invece no. Forse, ma certezze non ne abbiamo, può essere che la maggioranza silenziosa di persone per bene abbia finalmente deciso che la misura di quanto si possa essere stronzi sia colma.

Questo, prima o poi, doveva succedere perché l’odio è arma potente subito ma sul lungo periodo è inefficace e controproducente. Si può detestare il “volemose bene”, si possono deridere i “buonisti” ma alla fine le persone di merda vengono tollerate per un po’, poi ci si stufa. Un po’ come quel parente che vedi solo ogni tanto e dopo due ore in sua compagnia ti ricordi il perché.

Ulteriore questione che trovo particolarmente interessante è che il fatto in sé non è verificabile. La vicenda ci viene riportata dal protagonista stesso ma abbiamo davvero le prove che il vicesindaco abbia realmente buttato quelle coperte? No. Potrebbe benissimo trattarsi di una fake news autocreata con scopo celebrativo. Sia chiaro che se fosse così la questione sarebbe addirittura peggiore, uno speciale “darwin award” per il gesto social più idiota di sempre. Fatto, però, non meno interessante ed esplicativo della società di oggi: se diventasse di moda, o fosse fatto credere di essere socialmente accettato, il fare sesso con la propria madre, avremmo Facebook invasa da persone che ci vogliono far sapere di essere letteralmente dei “motherfucker”. Esagerazione? In queste ore sta diventando virale la “Bird Box challenge” che prevede il guidare bendati, sicuri che dimostrare di essere dei novelli Edipo non sia, tutto sommato , meglio?

Questa vicenda risponde alla (non) domanda retorica che (non) mi sono posto per due volte nell’ultima settima. Siamo diventati quello che forse siamo sempre stati. Quello che sta cambiando è che non solo non ce ne vergogniamo più ma lo esibiamo con fierezza. Allo stesso tempo sta anche cambiando la politica che da argomento “alto” sta diventando un mero argomento da bar di avvinazzati. Lo dimostra il fatto che le forze politiche vicine al vicesindaco leghista non hanno preso molto le distanze dal gesto.

Più o meno nelle stesse ore in cui la polemica si incendiava, la Meloni festeggiava il milione di iscritti alla sua pagina social e Luca Morisi (social media manager di Salvini) ci informava che il “capitano”, nella sua prima tappa di un tour attraverso l’Italia, portava conforto alle persone facendo con loro almeno 100 selfie. E attenzione, per un social media manager è un’ottima cosa ma per un ministro dell’interno di un grande paese è una roba, come minimo, un po’ sciocca.

Quello che fa paura non è tanto cosa siamo diventati ma cosa possiamo ancora diventare.