Viviamo un periodo storico veramente strano. La politica, nazionale e mondiale, è forse nella sua fase più bassa, il fondo del barile: populismi, nazionalismi, omofobia, xenofobia, simil dittature, ecc. Tutto sdoganato tranquillamente. Escono leggi e regolamenti che limitano la libertà d’espressione e tutto tace. Governi nazionali costruiscono muri tutto intorno a loro e tutto tace. La politica fa accordi sottobanco con le grandi multinazionali riducendo le condizioni di lavoro a epoche feudali e tutto tace. Potrei andare avanti.
L’informazione mainstream è stritolata da sponsor, inserzionisti e una paura fottuta di chiudere e nel cercare di accontentare tutti scontenta il lettore che legge disamine parziali, poca attente e imprecise. Come se non bastasse il lettore si disabitua a leggere le notizie più lunghe e strutturate che oggi fanno una fatica immonda ad essere lette e comprese.
Era inevitabile che in clima come questo nascessero nel web varie forme di satira di politica e società molto semplici e veloci. I meme hanno rappresentato e rappresentato un sunto perfetto di questo concetto: immediatezza e derisione.
C’è un problema: i meme funzionano fin troppo bene. La politica – in particolare alcune forze politiche di “rottura” – ha iniziato ad usare i meme per inserire alcuni suoi contenuti. A volte in maniera diretta e dichiarata, altre volte in modo più subdolo e nascosto. Piccole battute razziste e sessiste oppure immagini spiccatamente politiche (loghi, simboli, ritratti) usate in tono ironico per far passare un messaggio non ironico. Quest’ultimo tipo è il più complesso da raccontare e difficile da decifrare, soprattutto per un lettore disattento. Inutile dire che è anche il più usato. Ne abbiamo parlato diversi mesi fa ad un incontro pubblico sul tema, incontro molto ben riuscito, ne parliamo spesso sulle nostre pagine, inutile tornare a farne una disanima.
Quello che è interessante è che nel tempo la pratica dei meme sta sempre più prendendo piede in campo politico e sociale ma le opposizioni (o chiunque si opponga ad un certo modo di fare e intendere le cose) ancora non riescono a costruire una risposta adeguata. Rispondere ad una frase ad effetto non è facile.
Prendiamo il meme su Trump che trovate a corredo dell’articolo: semplice, efficace, divertente. Mostra un Trump che sprigiona una super energia cartoonesca mentre dice una banalità/falsità e i suoi supporter che vengono “ispirati” dalla stessa. Trump dice una cazzata e i suoi supporter imbecilli la prendono per una cosa dalla quale trarre forza. Ah ah, well memed.
Trump in effetti dice cose molto spesso idiote e i suoi supporter sono talvolta così ciechi da credere a qualsiasi cosa (ricorda qualcuno in Italia). Però allo stesso tempo il meme si può leggere come un piccolo endorsement a Trump: lui è così bravo che riesce ad ottenere consenso anche sulle scemenze.
A questo meme – scelto non a caso ma perché alcuni hanno risposto in maniera seria non capendo l’ironia di base – in tanti hanno controbattuto che il 2018 non è l’anno col numero più grande perché c’è tutta la parte temporale dell’ Avanti Cristo. Ovvio, ma questo ha scatenato a sua volta polemiche sui numeri negativi ed è finito tutto in vacca, rendendo ridicoli tutti quelli che sono entrati nella discussione.
C’era un modo per rispondere efficacemente? Sì: “in Cina sono nel 4715, anche in questo battono Trump”. Semplice, efficace e non indolore(colpisce direttamente un punto debole della politica muscolare di Trump). Volendo fare i fighetti superpartes si potrebbe aggiungere un “Thanks Obama” subito dopo riuscendo così a creare un effetto nonsense, citare un famosissimo meme e prendere in giro la politica di Obama indulgente con la Cina. Boom!
Questo era un esempio, sicuramente la mente del web avrebbe partorito soluzioni anche più efficaci. Il principio però è quello e lo si può applicare anche alla politica italiana. Un esempio per chiudere: Steve Bannon alla festa di Atreju di Fratelli d’Italia.
Bannon è arrivato a presentare il suo “programma politico” – in realtà è più una sorta di movimento che vuole radunare politici nazionalisti e manipolabili – e in molti (soprattutto da sinistra) hanno avuto risposte rabbiose e inefficaci. “Bannon è un cretino”, “Bannon è un folle” e via dicendo. In effetti Bannon è una figura molto controversa, dice spesso le cose più adatte a far arrabbiare la gente che ha davanti ed uno che ha come obiettivo dichiarato nella vita di “vedere il Mondo bruciare”. Però invece che qualche meme da quattro soldi uscito dai think thank delle sinistre europee bastava una frase semplice del tipo: “Tutti nazionalisti e poi si fanno dettare la linea politica da un americano”. Di nuovo, semplice ed efficace. Mentre leggete a qualcuno di voi verrà anche un’idea migliore. Altri invece diranno che ridurre la politica ai meme è un gioco al massacro nel quale non vogliono entrare. Giusto ma ormai il gioco è iniziato, siamo tutti dentro agli Hunger Games della demenza. Adattarsi per sopravvivere o morire. Attica! Attica!