È sempre più chiaro che questo paese, una volta conosciuto come terra della bellezza, del mare e casa di un popolo di indole un po’ truffaldina, sia ormai diventato il paese della polemica e del “ma il problema è un altro”; di litigi inutili, scontri, parole buttate al vento, non si è mai sazi. Non lo eravamo ieri, non lo siamo oggi e non lo saremo domani.Era automatico, quindi, che si riuscisse a scatenare una polemica anche su una cosa apparentemente banale e che, per ritenerla divisiva, bisogna davvero impegnarsi. Lo scandalo di giornata è che il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte avrebbe contattato telefonicamente la coppia più famosa d’Italia, i cosiddetti “Ferragnez”, per chieder loro un aiuto nel sensibilizzare la gente all’uso della mascherina. Punto. Non un soldo speso, non un favore chiesto in cambio. Nulla.Riassumendo, i due filoni dello “scandalo” (eh sì, due) sono:1) Di metodo: la giornalista di TPI Selvaggia Lucarelli contesta non l’idea del Premier ma il fatto che Fedez abbia precisato di esser stato contattato da Conte, rendendo questo fatto la vera notizia e facendo passare in secondo piano l’importanza dell’utilizzo della mascherina;2) Politico: come riportato da “Il Giornale” le opposizioni lamentano il fatto che Conte abbia concesso appena “una telefonata di 60 secondi stasera alle 21:31, prima di andare in diretta tv” a Matteo Salvini e Giorgia Meloni, perchè “ha preferito intrattenersi al telefono con il rapper e sua moglie”.Sempre Il Giornale conclude l’articolo con la sentenza “Se Conte ha bisogno di affidarsi a un rapper e a sua moglie per far rispettare i Dpcm, c’è forse qualcosa che non va”, ed è proprio questo il punto. Non solo siamo un paese vecchio anagraficamente, ma anche culturalmente. Non siamo disposti ad accettare che oggi, all’orecchio di molti, ha più peso quello che dice un rapper o un influencer rispetto a quello che dice il Presidente della Repubblica, il Presidente del Consiglio o qualunque altro esponente politico. Non siamo in grado di chiederci quand’è (e com’è) che tutte queste figure hanno perso l’autorevolezza e la credibiltà. Non siamo disposti ad immaginare che c’è un altro mondo, quello dei giovani, cresciuto nel poco spazio che gli è stato dato e che ha trovato altri luoghi dove esprimersi e trovare i suoi riferimenti. Quel mondo ogni tanto viene scoperto dai “non giovani” e viene stigmatizzato prendendo un gamer a caso, un tiktoker di sfuggita e un’influencer tra le migliaia. E la politica cosa fa? Ci sono i timorosi, che non vogliono lasciare la terra natia, e quindi continuano la narrazione dispregiativa delle nuove generazioni, affiancati da buona parte della stampa e degli “opinionisti” (un giorno qualcuno mi spiegherà come può essere un lavoro avere delle opinioni), e poi ci sono gli avventurieri, che si lanciano su ogni piattaforma possibile, facendo cose che non gli competono e rendendosi ridicoli.Forse questa volta Conte una l’ha azzeccata, forte della sua dote comunicativa che sembra sia l’unica che gli riconoscono all’unanimità: dialogare con quel mondo, provare a scendere a patti senza per forza denigrare né tentando di ingannare. Come il genitore che chiede all’amichetto del figlio “Parlaci tu”. E chi se ne frega se il ragazzo ascolta di più il suo coetaneo rispetto al padre, l’importante è che ascolti, o no?Un errore però Conte l’ha fatto: con tutte le dirette Instagram che fa Salvini e i post che pubblica la Meloni, anche loro possono essere ritenuti influencer, e una chiamata gliela poteva pure fare.Forse però ha evitato perché, con tutte le notizie false, distorte e manipolate che i suddetti hanno inanellato sulla pandemia, c’era il rischio che per abitudine fraintendessero anche questa richiesta.1,312People Reached90EngagementsBoost Post