Fino a pochi mesi fa, il termine “fake news” era poco conosciuto fuori dal web, essendo usato principalmente da persone ben informate, con il solo scopo di smontare le ben più famose ed apprezzate dal grande pubblico “bufale”. Specialisti nell’analizzare notizia, fonti e nell’incrocio di questi dati al fine di garantire una risposta convincente di fronte all’ambiguità di un racconto o di una pseudo-verità.

Veder smontare una propria rivelazione, tassello dopo tassello, ed essere accusati di diffondere false notizie, ovviamente non piace a nessuno.

In Italia, capita così che col tempo, vedendo prendere piede sul web i cacciatori di fake news, si inizi a discutere del fenomeno anche in tv, portando così il termine inglese alla ribalta, anche nelle case di chi, non avendo molta dimestichezza col fenomeno non ne aveva mai sentito parlare prima.

L’associazione più facile da fare con il grande pubblico è quella con i partiti politici, la campagna elettorale e la disinformazione in generale. Il seguito è un susseguirsi di causa-effetto, per arrivare a questa settimana, dove le fake news vengono citate praticamente in ogni TG. Sì, perché i protagonisti sono diventati direttamente i politici nostrani che, accusandosi reciprocamente di diffonderle, hanno abusato del termine, pesantemente.

Il termine è oggettivamente inflazionato, usato anche a sproposito, facendo quasi a gara a chi lo dica più spesso o più forte, perché si sa che le parole inglesi danno quel tocco di mondanità che tanto piace. Ogni fenomeno ha una nascita, una crescita, un rapido sviluppo e poi una stagnazione, magari una fine; beh, in questo caso le bufale non sono state eliminate o debellate, anzi.

Ma se è l’accusa stessa di diffondere fake news ad essere tale?
Il rimbombare di questo termine nelle orecchie di lettori ed ascoltatori, provoca incertezza, dubbi; informarsi può risultare più difficile, essendo portati ad insospettirsi e a non riuscire più a distinguere la notizia falsa dalla semplice accusa altrui di esserlo.

Un termine così semplice, ma forte, carico di significati simbolici, è stato strumentalizzato e ridotto ad una parola come un’altra, di uso comune. In un certo senso, chi fa della disinformazione un cavallo di battaglia e delle mezze verità una certezza, ha segnato un bel punto.