39_889_52f50a4a2c3ca8.56571627Sicuramente neanche il più celebre (e forse l’unico) eroe dei due mondi, tale Garibaldi Giuseppe, avrebbe immaginato che, anni dopo, il gioco del pallone sarebbe diventato una storia così seria. Perché non è vero che è tutto racchiuso dentro a quei novanta minuti di pallonate. Non può restare tutto recintato all’interno del Maracanà, il quale, seppur immenso, non può permettersi di ospitare due popoli interi. Quello argentino, figlio anche dell’Italia che partiva, nei primi decenni del Novecento, alla ricerca di fortuna americana. Quello tedesco che non ha mai voluto abbandonare la propria patria, e che la fortuna, qualche volta a ragione, molte volte a torto, se l’è costruita in casa propria. Sarà il mondiale di due capi di stato donna, della cancelliera Merkel e del presidente Kirchner. Sarà lo scontro tra due paesi che hanno veduto due tra le dittature più feroci della storia, quella peronista e quella hitleriana.

Chissà se Garibaldi, avvolto nel suo poncho argentino, col il suo sangue europeo, guarderà la finale pensando al vero spirito del calcio. Un po’ poetico e sicuramente di rivalsa per quanto riguarda l’Argentina; impeccabile e concreto secondo i tedeschi.

Sarà la terza volta, domani al Maracanà, che i Panzer e l’Albiceleste convogliano a finale: nell”86 la spuntò la compagine guidata dal Pibe de Oro, mentre nel ’90 vinse la Germania ai rigori.

Sarà, questo è certo, una finale pirotecnica. Se da un lato c’è un’armata tedesca in grado di annientare per 7 a 1 il Brasile, dall’altra c’è la Pulce, Leo Messi, la favola del calcio, il ragazzetto blaugrana, che domani, però, vestirà solo bianco azzurro.

Domani, dopo la sfida, non ci sarà solo un vincitore sportivo: il fischietto di Rizzoli decreterà la vittoria, almeno momentanea, di un mondo su un altro. Domani vincerà lo sport, il calcio, che in qualunque caso resta il gioco più bello del mondo.