Il Coachella Valley Music and Arts Festival – detto semplicemente Coachella – è un festival musicale/artistico che si tiene annualmente all’Empire Polo Club di Indio in California nel deserto del Colorado, precisamente nella Coachella Valley, da cui prende il nome. Le sue origini “mitiche” risalgono al 1993 con un concerto dei Pearl Jam ma è nel 1999 che nasce ufficialmente. Nel corso degli anni anni si è trasformato ed ampliato e attualmente dura i 3 giorni del weekend ripetuti per due settimane, esattamente con la stessa line-up per entrambi i fine settimana. Può contare su ben 7 palchi e decine di artisti che si esibiscono, suonando i generi più disparati dal jazz al pop, dal rap all’EDM. A tutto ciò si deve aggiungere che il Coachella è anche uno showcase delle arti visive contemporanee, scultura e installazioni varie, spesso realizzate con materiali di recupero. Molte similitudini con quello che succede per il festival artistico Burning Man con il quale condivide una certa estetica e un certo mood. Tutti elementi che traspaiono molto dai social media, rendendolo un evento molto atteso e molto chiaccherato.

Onestamente risulta però un po’ difficile da spiegare un evento così complesso a chi non lo conosce, magari nemmeno per sentito dire. Fortunatamente la mia amica Giulia – che ringrazio ancora – quest’anno è andata al Coachella ed è stata così disponibile da rispondere a qualche mia domanda.

Ciao Giulia! Il Coachella è un evento che richiama migliaia di persone, su 3 giorni per due weekend consecutivi. Quali sono le differenze più grandi che hai notato rispetto ai festival nostrani in termini di organizzazione e allestimenti?

Innanzitutto economica. La tipologia di investimento fatto dietro un evento come quello del Coachella traspare in ogni suo aspetto: dalla lineup all’organizzazione delle piccole cose. Tutto è studiato nei minimi particolari per offrire a chi partecipa la migliore esperienza possibile, senza farti assolutamente notare la mole di lavoro fatta “backstage”.

Coachella ospita 100 mila persone e le grandi differenze con i festival nostrani si notano fin dall’avvicinarsi al luogo dell’evento: la viabilità stradale è modificata, con polizia ad ogni angolo, per agevolare l’ingresso e la distribuzione nei parcheggi di competenza di tutti i possessori del braccialetto di accesso al festival. I parcheggi sono in sicurezza, in aree recintate appositamente e con personale addetto al controllo, per evitare di ritrovarsi con spiacevoli sorprese una volta ritornati alla macchina dopo una giornata passata altrove. Così come è organizzato l’arrivo, è altrettanto organizzata l’uscita sempre regolamentata durante tutta la giornata da addetti alla sicurezza e polizia. Una volta posata la macchina, ci si avvia ai controlli di sicurezza che sono estremamente severi. Per darti un’idea, hanno controllato addirittura nelle fessure dei miei portacarte. Cercano droga, assolutamente vietata, e sono estremamente ligi con una lista di oggetti che sono vietati: no armi ovviamente, no selfiestick, no cibo, no liquidi di qualsiasi tipo. Si può entrare solo con bottiglie o borracce vuote, da poter poi riempire ai distributori gratuiti di acqua una volta dentro. In altri festival queste misure di sicurezza sono praticamente inesistenti, si entra e basta.

All’interno poi, ci sono tutti i servizi necessari: da toilette impeccabili, tantissime e pulite, all’acqua gratuita appunto, a tantissimi punti per acquistare sfiziosi spuntini, a due aree dedicate in cui poter consumare alcolici. Sì, perché non si può bere nulla se non acqua al di fuori di queste zone, il cui accesso è consentito esclusivamente a chi è andato precedentemente a farsi validare un documento d’identità ed è munito del braccialetto che viene rilasciato a chi ha compiuto i 21 anni d’età (che cambia ogni giorno). Il risultato porta a eliminare totalmente la presenza di elementi molesti all’interno del festival. In tre giorni non ho incontrato nessuno che avesse bevuto troppo o fosse particolarmente fastidioso. Il punto focale è divertirsi apprezzando buona musica live, non distruggersi.

A tutto questo, ovviamente aggiungerei la fortuna di avere uno spazio bellissimo, molto ampio e dedicato, che per tre giorni si trasforma in un’area estremamente suggestiva grazie a sapienti installazioni luminose, meravigliose strutture artistiche e una lineup di altissimo livello.

 Nei 6 giorni di festival si alternano decine e decine di musicisti e si possono sentire quasi tutti i generi musicali più importanti. Da Gucci Mane a D.r.a.m., da Martin Garrix a Hans Zimmer passando per Lady Gaga a Kendrik Lamar. Lo spazio e il tempo che viene dedicato ai vari artisti è sufficiente o sono un pò tirati?

Al Coachella ci sono 7 palchi, distanti uno dall’altro per non darsi fastidio acusticamente, che ogni giorno propongono 7 lineup continue, diverse ed in contemporanea tra loro. Esattamente come se fossero 7 festival paralleli, il risultato è che bisogna obbligatoriamente fare delle scelte.

Le performance dei vari artisti variano da 60 a 90 minuti, ma ovviamente ipotizzando di voler vedere due artisti all’ora, ne rimarrebbero in ogni caso cinque inascoltati, che resta comunque un compromesso. Per fortuna, nella maggior parte dei casi, nella stessa ora sono proposti stili musicali tendenzialmente molto diversi tra loro garantendo una scelta naturale di pubblico che distribuisce i partecipanti tra i sette palchi senza dover essere percepita come un vero sacrificio: alle 9 vuoi ascoltare Bon Iver o Martin Garrix? Io ho dedicato mezz’ora ad ognuno dei due, ma per molte persone i due artisti non necessariamente erano di pari interesse.

 Tra tutte le esibizioni a cui hai partecipato, qual è stata quella che ti è piaciuta di più e quale quella che ti ha sorpreso, magari perchè era un artista che non avevi mai sentito?

Lorde. Indubbiamente. Sappiamo tutti che Lady Gaga è un vulcano di talento, che i Radiohead ti faranno venire la pelle d’oca, che Steve Angello ti farà ballare come se gli Swedish House Mafia fossero lì e al completo, che Martin Garrix è ancora quel bambino prodigio, che i Royksopp ti faranno divertire, che i Two Doors Cinema Club continuano ad essere tra i migliori gruppi live degli ultimi anni, ma Lorde non te la aspetti così come la scopri sul palco. Ho un ricordo di lei ai Grammy’s, che canta “Royals” e sembra un po’ uno spirito alla Mercoledì Addams, statica, inespressiva. Questo accadeva quasi quattro anni fa. Lorde sul palco del Coachella era invece un’altra persona: appena 20 anni sulle spalle ed una bravura che la proietta inevitabilmente verso una carriera che avremo modo di seguire sicuramente nei prossimi anni. Bravissima, sia nella performance che nel coinvolgimento del pubblico, con una semplicità ed una carica disarmante.

Il Coachella è anche arte. Di solito però questo è un aspetto che da noi ha minore, se non nessun, risalto. Cosa c’era da vedere? Per un italiano, abituato all’arte e al design del nostro paese, c’erano elementi interessanti?

Se mi dovessi chiedere informazioni sulle installazioni presenti al festival, ammetto che dovrei ricercarle appositamente. Questo perché è molto vero quello che dici, Coachella è anche arte, ma purtroppo questo aspetto è molto presente quasi esclusivamente nell’estetica dell’evento, nell’insieme visivo che trasforma ogni edizione in un piccolo marchio di fabbrica, senza però che i partecipanti al festival siano in qualche modo dotati dei mezzi per poter scoprire chi, come e perché ha scelto di proporre quelle determinate installazioni. E’ indubbiamente un peccato, ma potrebbe essere uno spunto per provare a proporre in Italia per primi qualcosa che valorizzi questo aspetto legato ad un festival musicale, sfruttando la legittimità che fortunatamente ci viene concessa dall’heritage artistico presente nel nostro Paese.

Immaginiamo artisti come Daniel Buren, Nicola de Maria, Rebecca Horn, Luigi Mainolfi, diventati famosi a Torino grazie alla rassegna “Luci d’Artista”, cosa riuscirebbero a creare per un evento simile a Coachella. O un “Amare le differenze” di Pistoletto, creato appositamente per l’occasione. Sarebbe un connubio meraviglioso.

 Anche il pubblico di questo festival riveste un ruolo “esteticamente” importante. Non solo è un evento molto di moda al quale andare ma anche un luogo in cui “si fa” la moda e lo si vede chiaramente dai social (Instagram in particolare). Tu, tra l’altro, lavori proprio nel mondo della moda. Questa cosa ti ha colpito particolarmente o nella realtà dei fatti c’è molta normalità a volte distorta dai social?

Ottima domanda. Devo dire che, soprattutto dal punto di vista di “osservatore sociale” quale mi sono riscoperta a causa del mio lavoro, la versione di Coachella che vediamo attraverso i social media è – fortunatamente – molto diversa dalla realtà. Guardando Instagram si ha l’impressione che sia un posto estremamente glamour, dove il trucco non cola mai, la cellulite è bandita e la selezione all’ingresso sia stata fatta solo ed esclusivamente permettendo l’accesso a chi indossa già i capi della prossima collezione di Fall Winter, anche se siamo appena ad Aprile. Fortunatamente, mi ripeto, non è così! I maggiori “veicolatori” dell’immagine patinata di questo festival sono tendenzialmente rinchiusi della VIP area, lontana dai palchi, dalla quale escono solo per postare foto vicino alla ruota panoramica o con alle spalle la performance più gettonata della serata. Fa parte del loro lavoro contribuire alla creazione di un’immagine, ma una volta fatto il loro dovere ritornano nel recinto a loro dedicato. Le eccezioni sono poche e il festival è tendenzialmente vissuto da persone più normali, in shorts e canotta per via del caldo o direttamente in pantaloncini e costume da bagno, che sono lì per ascoltare musica, stare seduti su un prato, sopravvivere ai 40 gradi e condividere l’ombra delle palme con sconosciuti con cui si socializza in totale libertà e relax.  Non mancano ovviamente personaggi vestiti in maniera eccentrica, anime esibizioniste o “wannabe-VIP” che arrivano a Coachella pensando sia il set perfetto per conquistare più followers. Fa tutto parte del gioco e, con tutto quello che Coachella offre, sicuramente sono pochi quelli che sono ritornati a casa delusi.

(Foto tratte da coachella.com)