Gli anni ’90 sono gli anni idilliaci di ogni ventenne o trentenne di oggi. Tutto era perfetto, o meglio, imperfetto, ma era fantastico proprio per questo e aver vissuto la propria infanzia e preadolescenza proprio in quel decennio ha sicuramente contribuito a renderci i ventenni e trentenni che siamo oggi. Ovvero dei grandissimi nostalgici e malinconici. Farei qualsiasi cosa pur di poter tornare a vivere ogni singolo dettaglio di quegli anni, ma se dovessi scegliere ciò che mi manca in assoluto di più, sceglierei probabilmente questo elenco di cose:

  1. Le collezioni. Qualsiasi bambino degli anni ’90 ha collezionato qualcosa nella sua vita. Si collezionava di tutto, senza eccezioni: le figurine, le biglie, schede telefoniche, le sorpresine degli ovetti o delle merendine Kinder, i piccoli ciucci colorati, i premi della raccolta punti della Mulino Bianco, le conchiglie, i tatuaggi che si trovavano in quelle gomme da masticare dure come il cemento. Oggi in edicola vendono ancora le figurine, forse le poche cose collezionabili rimaste, ma non si vedono più tutti i bambini che un tempo correvano verso l’edicolante per comprare la bustina settimanale concessa dai genitori o dai nonni. E anche qualora lo facessero, ci sono altre abitudini da parte dei genitori, che fanno prima a comprare direttamente cinque o sei pacchetti per volta distruggendo così la storica trepidazione che ci coglieva quando aspettavamo di poter comprare un nuovo pacchetto di figurine per poter continuare a riempire il nostro album.
  2. I programmi per bambini. Oggi siamo pieni di cartoni animati e programmi per i più piccoli, ci sono addirittura dei canali non satellitari appositi dove li trasmettono 24 ore su 24, cosa che ci avrebbe fatto venire le crisi isteriche dalla contentezza se ci fossero stati già quando eravamo bambini noi, che invece dovevamo accontentarci di vederli tra le 16:00 e le 17:30 e il sabato e la domenica mattina. Ciò che però ho notato nei cartoni e nei programmi per l’infanzia di oggi (e non mi riferisco ai cartoni a puntate come i Pokèmon, Holly e Benji, Sailor Moon , mi riferisco a quelli definiti “educativi”) è che sono veramente stupidi. Non che i nostri fossero adatti a dei geni, ma perlomeno non si rivolgevano al piccolo pubblico come se stessero parlando con un branco di deficienti. Noi siamo cresciuti con l’Albero Azzurro, la Melevisione, Art Attack, la Pimpa, programmi che per quel che mi riguarda erano nettamente più educativi di una qualsiasi Dora l’esploratrice o Peppa Pig di oggi, perché rendevano i bambini un po’ più attivi e creativi rispetto a quelli di oggi, che come risultato hanno quello di rimanere imbambolati.
  3. La semplicità dei giochi. Quando eravamo piccoli noi c’erano già tantissimi giochi in commercio, non stiamo a negarlo, alcuni di noi ne avevano uno ogni volta che facevano un capriccio, altri invece a Natale, al compleanno o quando si comportavano bene,esattamente come i bambini di oggi (i viziatelli sono sempre esistiti, ahimé). Quello che però differenzia i nostri giochi con quelli dei bambini di oggi, è che i giocattoli odierni sono veramente troppo sofisticati e portano i bambini a non accontentarsi né a divertirsi più con i giochi più semplici, come i giochi da tavolo o giochi di compagnia, come un semplice nascondino o “1,2, 3 Stella”. Per noi giochi come “Indovina chi?”, Emilio il robottino tuttofare, le Micromachines, il Dolceforno, Crea la moda, i My little pony, il biberon magico, la Nouvelle Cusine, Action Men, il pongo e tutto ciò che abbiamo adorato erano il massimo che si potesse desiderare per divertirci. Mi sento una cattiva moralista quando parlo delle nuove generazioni e sarebbe stupido negare che anche quando eravamo piccoli noi c’era chi non si accontentava mai e voleva sempre l’ultima edizione di tutto, soprattutto dei primi giochi tecnologici a cui molti di noi non erano ancora abituati, ma oggi tutto questo si è diffuso all’inverosimile. Tra cuginetti, vicini di casa e bambini incontrati casualmente in giro, mi rendo conto sempre di più di quanto i bambini siano ormai dipendenti dalla tecnologia e dai videogiochi, al punto da non trovare più minimamente divertenti tutti gli altri tipi di gioco. Fortunatamente non tutti i bambini sono così, ma temo che non siano la maggioranza. Negli anni ’90 e ancora nei primi anni 2000 in estate i cortili dei condomini si riempivano di palloni, hula hoop e bambini scorrazzanti incuranti di avere le ginocchia sbucciate, oggi le uniche urla che si sentono nei cortili sono quelle dei condomini che litigano per questo o quell’altro motivo.micro machines
  4. L’apprensione meno ansiosa dei genitori. I nostri genitori non erano degli sprovveduti e non ci lasciavano di certo fare ciò che volevamo, erano apprensivi, sì, ma nella giusta dose. I bambini di oggi, invece, nella maggior parte dei casi sono frenati dai genitori stessi a fare cose normalissime per un bambino, come giocare a pallone con gli altri bambini in cortile, scorrazzare sui pattini a rotelle, giocare nei prati e così via. Quando eravamo bambini noi il massimo che usavamo per proteggerci quando andavamo in bicicletta era il casco, oggi si vedono bambini talmente imbardati di protezioni che viene da chiedersi addirittura come facciano a pedalare. Trovo giusto che i genitori siano apprensivi, ma devono trovare un limite, altrimenti si finisce per impedire ai bambini di scoprire il mondo che li circonda. Mamme di oggi, vi svelo un segreto: se vostro figlio cade e si sbuccia il ginocchio sporcandosi di terra, non è una tragedia, anzi! Per cui finite di andare nel panico più totale se vedete arrivare vostro figlio a casa con un ginocchio un po’ graffiato, perché tanto guarirà e, come si soleva dire a noi, almeno si è fatto “gli anticorpi”!
  5. I suoni. Quanto erano belli i suoni degli anni ’90?Dall’indimenticabile suono del modem 56k quando si connetteva al dolce rumore del nastro delle videocassette che si riavvolgeva nel videoregistratore, per poi passare al frastuono delle biglie quando le facevi cadere a frotte per terra. Il rumore che facevano le macchine fotografiche a rullino quando scattavi una foto. Le sigle di programmi come il Festivalbar o Solletico. Tutti questi suoni probabilmente all’epoca li abbiamo odiati o decisamente ignorati, ma sono certa che chiunque oggi li rimpianga almeno un po’.