hqdefaultChe Tarantino sia un genio disturbato è tanto vero quanto banale. Dunque, per evitare banalità di sorta, supponiamo soltanto che “The Hateful Eight” sia la sua ultima tribolazione, e che dunque, visti i precedenti, sia indispensabile vederla. Girato su pellicola Panavision 70mm, musicato dal Maestro Morricone, interpretato da Kurt Russel, Samuel L. Jackson e Tim Roth. Ciò basterebbe. Eppure.

L’incipit è straordinario. Tarantino si diverte con il formato della pellicola e sperimenta nuove (ma antiche) viste grandangolari da cinema western. Poi tutto si perde. Nella prima ora di film lo spettatore viene colto da una letargia indotta dalla lentezza e dall’ostentazione dialogica dei personaggi sulla “Stagecoach” (forte il richiamo a John Ford, rimasto però fluttuante nel nulla), marchio di fabbrica tarantiniano divenuto però macchinoso e stancante.tara

Così, il letargico spettatore inizia a sperare in qualcosa di più, in un capovolgimento, un climax, un twist improvviso. Arriva. Eccome se arriva. Tarantino viene posseduto dal demone di una sboccata Agatha Christie e il genio irriverente di “Pulp Fiction” e de “Le Iene” si ritrova con gli abiti inglesi della Regina del Giallo, con Samuel L. Jackson nei panni di un improbabile Trotter in “Trappola per Topi”. Male. Molto male anche la seconda ora di film, con questo giallo che, ad ogni buon modo, non sa convincere nessuno, seppure potrebbe risultare intrigante.

La terza parte è un capolavoro di banalità. Quentin si ricorda di essere Tarantino e spreca un terzo dei 44 milioni di dollari di budget stanziati per girare il film in sangue e teste esplose. Come a dare un contentino. Niente sorpresa. Nulla di nulla. Solo sangue e pallottole sparacchiate a caso, e interminabili digressioni che ti fanno guardar l’orologio e sperare che non duri ancora molto. index

Alla fine tutto quanto viene svelato, la storia ha un suo perché (molto flebile) e, in una moria generale, in uno sbudellamento costernante, lo spettatore si interroga sul motivo di tutto questo. Su cosa veramente Tarantino volesse farne di questo film. Rimane molta confusione, una mancata tridimensionalità dei personaggi, una contestualizzazione socio-politica debole e campata per aria, riferimenti tanto celati da sembrare una pura masturbazione di uno psicotico cinefilo. Un film inconsistente, condito da quattro (e dico quattro ma potrebbero essere meno) minuti di musica di Ennio Morricone. Tanto rumore per nulla.